1. I progetti di autonomia

Le ripetute richieste di autonomia avanzate dalle élites trentine nel secondo Ottocento nascondevano il progetto di edificazione di un’unità politica e culturale di per sé non scontata. A distanza di poco più di un decennio dalle richieste di separazione dal Tirolo tedesco avanzate nel 1848 dall’abate Giovanni a Prato alle assemblee di Francoforte e di Vienna, nel 1861 fu il vescovo di Trento Benedetto de Riccabona (membro dell’assemblea provinciale) a proporre alla Dieta tirolese l’introduzione di uno statuto autonomo e di una Dieta propria per il Tirolo italiano. Non si trattava di una proposta separatista, ma di un progetto di autonomia del territorio trentino che non escludeva in via di principio l’unità politica del Tirolo, pur limitata sensibilmente nei fatti. La Dieta respinse la proposta, anche a causa della politica manifestamente astensionistica seguita in quegli anni dai deputati trentini, i quali per polemizzare contro il mancato rispetto delle minoranze nazionali e per riaffermare provocatoriamente l’italianità del Trentino disertarono ripetutamente le sedute dell’organo dietale provinciale.
Nuove proposte autonomistiche vennero prodotte nel 1862 – ancora sotto la guida di Giovanni a Prato – ad opera di alcuni deputati liberali trentini, i quali facendo leva su una lettura per certi versi forzata della storia del Tirolo italiano ne rivendicavano la spiccata individualità. Il progetto autonomistico, rigettato dal Parlamento di Vienna, fallì. Come fallì l’anno seguente (1863) il nuovo disegno proposto da de Riccabona all’assemblea tirolese e fondato su una significativa redistribuzione degli equilibri politici dietali tra le due componenti italiana e tedesca. Nel 1866, in un clima parzialmente mutato in seguito all’apertura del governo alle posizioni federaliste di alcune forze poli¬tiche, fu presentata l’ennesima proposta di autonomia a firma de Riccabona, le cui possibilità di accoglimento furono ostacolate dalle vicende legate alla Terza guerra d’indipendenza italiana.

I nuovi equilibri politici favorevoli alle forze liberali, affermatisi all’indomani della sconfitta di Sadowa, incoraggiarono la riapertura della discussione intorno ai problemi del Tirolo italiano che condusse, nel 1871, alla definizione di un nuovo ampio disegno di autonomia per il Trentino. Il progetto, elaborato dal presidente del consiglio dei ministri Karl von Hohenwart e dal consigliere di luogotenenza trentino Giovanni Sartori, non prevedeva l’instaurazione di una Dieta separata, ma apriva a importanti misure di autogoverno. Ciò nonostante fu respinto dai politici liberali trentini, i quali nell’agosto dello stesso anno ribadirono i propri irrinunciabili obiettivi legati all’istituzione di un organo dietale separato per il territorio trentino.

La riforma elettorale e la politica schiettamente centralista degli anni seguenti rilanciarono l’autonomismo trentino, anche in virtù della progressiva marginalizzazione del ruolo delle diete provinciali. Nella primavera del 1874 fu presentata in Parlamento una nuova proposta di Giovanni a Prato, la quale fu nuovamente rigettata in seguito a una complessa discussione trascianta per ben tre anni.

Stessa sorte ebbero il progetto autonomistico avanzato dieci anni dopo dal liberale Carlo Dordi, in un clima politico caratterizzato dal forte aumento delle tensioni nazionali e dal contegno sempre più aggressivo delle associazioni pantedesche, e quello presentato da liberali e clericali trentini alla Dieta nell’ottobre 1889. Sulle istanze dei politici trentini prevalse sempre il timore che la concessione al Tirolo italiano di un regime politico autonomo potesse condurre a soluzioni in ultima istanza separatiste. Naufragata la proposta di una doppia rappresentanza territoriale italiana e tedesca, a rilanciare i progetti autonomistici trentini fu il podestà di Trento Paolo Oss Mazzurana, che elevò direttamente all’imperatore Francesco Giuseppe la richiesta di una piena autonomia territoriale formulata da settanta comuni trentini. Al diniego governativo fece seguito l’ennesima iniziativa autonomista, difesa questa volta autorevolmente da due politici di rilievo della politica imperiale, il liberale Karl von Grabmayr e il conservatore Theodor Kathrein. Neppure la salda intesa tra i due importanti uomini politici servì a blindare il disegno autonomistico. Il ministro Ernest von Körber lo respinse dando luogo alle dure reazioni dei deputati trentini, che scelsero di tornare a presenziare alle sedute della Dieta tirolese con un atteggiamento espressamente ostruzionistico.

Tra i progetti di autonomia che si susseguirono a cavallo del secolo va ricordato quello a firma del liberal-nazionale Luigi Brugnara, in cui all’ipotesi ‘separatista’ si preferiva il decentramento amministrativo accompa-gnato da una nuova ripartizione territoriale. Avversato sia dai conservatori tirolesi che dai socialisti e dai liberali trentini, il progetto fallì, decretando il tramonto di una stagione – quella dei progetti di autonomia per il Tirolo italiano – che l’aumento delle tensioni nazionali bloccò fino alla dissoluzione della duplice monarchia. M.C.

Bibliografia

M. Garbari, L’irredentismo nel Trentino, in R. Lill - F. Valsecchi (edd), Il nazionalismo in Italia e in Germania fino alla prima guerra mondiale (Annali dell’Istituto storico italo-germanico in Trento. Quaderni, 12), Bologna 1983, pp. 307-346; R. Monteleone, Irredentismo, in F. Levi - U. Levra - N. Tranfaglia (edd), Storia d’Italia. Il mondo contemporaneo, Firenze 1978, pp. 573-583.

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