23. Sanzeno

L’altopiano di Sanzeno, che si protende in posizione strategica sulla sinistra idrografica del fiume Noce in val di Non, è uno dei luoghi più rappresentativi della cultura retica. A partire dal 1846, quando per la prima volta vennero registrate delle scoperte, si sono infatti susseguiti importanti ritrovamenti archeologici, documentati nel locale Museo retico, nel Castello del Buonconsiglio a Trento e al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck.

A partire dal VI secolo a.C. nella zona centrale del terrazzo di Sanzeno si sviluppò un abitato costituito dalle caratteristiche costruzioni di forma quadrangolare, con muretti a secco perimetrali e corridoio di accesso, definite come «case retiche». Gli edifici inizialmente risultano isolati e senza un orientamento costante, mentre di seguito – fra la metà del V e il I secolo a.C. – a nord-est del terrazzo, in località Casalini si riscontra l’esistenza di un agglomerato di costruzioni con muri a secco in comune e con assetto preordinato che sembra riflettere modelli «protourbani» di derivazione peninsulare. Gli edifici hanno restituito, oltre alle peculiari ceramiche della Cultura di Fritzens-Sanzeno o retica, un gran numero di caratteristici strumenti in ferro, come chiavi, maniglie, zappe e coltelli che fanno di Sanzeno uno fra i più importanti centri dell’area retica. Non mancano oggetti di importazione dal mondo etrusco-italico e manufatti di tipo celtico come fibule, un collare a dischi di tipo renano, armi e i resti di una tromba da guerra di tipo celtico: un carnyx.

A Sanzeno ricorrono bronzetti con iscrizioni votive in caratteri dell’alfabeto retico che raffigurano, con un’impronta stilistica locale, un cavaliere con elmo e frusta, cavalli singoli e in pariglia, un cavalluccio marino e un gambero. Il significato magico-religioso di questi oggetti è fuori discussione, così come quello di astragali di capro-ovini e bovini che recano decorazioni e iscrizioni. Interpretati come richieste votive di aiuto o ringraziamento e come strumenti di divinazione, gli astragali fanno parte di una dimensione magico-religiosa ampiamente riscontrabile nel mondo mediterraneo. In una casa che ha restituito una concentrazione di oltre trenta tazzine (crollate da una scaffalatura sulla quale dovevano essere impilate prima che un incendio distruggesse il piano di appoggio e le altri parti lignee della costruzione), due astragali e un anello in bronzo erano affondati nell’argilla fresca di un focolare, probabilmente secondo un rito di fondazione.

Contenitori in bronzo insieme a ceramica a vernice nera ‘di moda’ nell’Italia settentrionale fra il II e il I secolo a.C. mostrano l’accoglimento di influssi provenienti dalla pianura Padana soggetta al processo di acculturazione romana. L’assunzione dei modelli di vita della Transpadana sono sintomo ed effetto della progressiva romanizzazione del territorio.

La destinazione d’uso degli edifici accorpati emersi ai Casalini di Sanzeno è soggetta a interpretazioni molto discordanti. In base alla straordinaria quantità di materiali metallici portati alla luce, fra i quali figurano strumenti per il lavoro metallurgico e lingotti, alcuni autori riconoscono in tali costruzioni delle case-botteghe. È stato anche ipotizzato che gli edifici fossero sedi di esponenti del ceto aristocratico che esercitavano il proprio potere dal punto di vista non solo economico, politico e militare, ma anche religioso, con un utilizzo concreto e simbolico della concentrazione di manufatti in metallo.

Altri studiosi invece, sulla base del regolare accorpamento degli edifici, dell’anomala quantità di oggetti in metallo e dell’attestazione di diversi oggetti connessi alla sfera del culto – come la serie di ex voto figurati con iscrizioni, di elmi di tipo Negau alpino e di tradizione celto-italica deposti come probabili trofei – hanno ipotizzato che gli edifici fossero connotati in senso sacro, come Schatzenhäuser (case tesoro), un modello che peraltro allo stato attuale non trova in area alpina riscontri precisi. F.M.

Bibliografia

F. Marzatico, Sanzeno: scavo nel fondo Gremes. Con note topografiche preliminari sull’assetto protourbano dell’abitato «Retico», in «ArcheoAlp – Archeologia delle Alpi», 1, 1993, pp. 7-73; A.-M. Adam , Dépôts d’obiets métalliques du second âge du Fer dans le nord-est de l’Italie et les Alpes orientales, in G. Battaile - J.-P. Guillaumet (edd), Les depots métalliques au second âge du Fer en Europe tempérée, in «Collection Bibracte», 11, 2006, pp. 135-145; R. Roncador, La «riscoperta» del carnyx di Sanzeno (Val di Non, Trentino, Italia). Storia degli studi ed inquadramento culturale, in S. Grunwa ld et al. (edd), Art e Fact, Festschrift für Sabine Rieckhoff zum 65. Geburtstag (Universitätsforschungen zur prähistorischen Archäologie, 172), Bonn 2009, II, pp. 547-555.

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