18. Reti ed Etruschi

Le ricerche archeologiche smentiscono, in modo inequivocabile, una derivazione dei Reti dagli Etruschi. Profonde differenze intercorrono infatti dal punto di vista della cultura materiale, degli insediamenti e dell’edilizia, del culto e delle espressioni artistiche, anche se i popoli alpini recepirono numerosi influssi provenienti dal mondo etrusco-italico. L’asse dell’Adige rappresentava del resto una delle principali vie di comunicazione fra il mondo mediterraneo e l’Europa centrale lungo la quale transitavano beni, persone e quindi anche modelli ed espressioni appartenenti alla sfera ideologico-religiosa.

Il forte impatto delle relazioni fra il mondo alpino e l’Etruria padana si esprime nella diffusione dell’alfabeto (s 19, t II, IV, V), di pregiati contenitori in bronzo e ceramica, di bronzetti raffiguranti Ercole in assalto, Marte o guerriero, e devoti schematici ispirati al tipo del kouros e kore tardo-arcaici che ripropongono gli schemi iconografici tipici della scultura etrusco-italica. Sempre attraverso l’Etruria padana deve essere derivato il modello delle laminette votive ritagliate a figura umana che, ritrovate a Bagnolo San Vito nel Mantovano, compaiono più diffusamente in santuari dell’Italia centrale, fra Lazio, Umbria e Marche.

Un’ulteriore testimonianza dell’assunzione di elementi iconografici mediterranei è offerta da una ricca serie di pendagli in lamina o piastra bronzea che rappresentano, in modo più o meno stilizzato, una figura femminile centrale affiancata da teste di cavallo. Questa combinazione iconografica, ricorrente in ambito retico, corrisponde alla «Signora dei cavalli», una variante della cosiddetta «Potnia Theron», la «Signora degli animali», divinità polivalente ampiamente documentata lungo un percorso di origine mediterranea. In ambito ellenico si riscontra in aree santuariali, con una versione in bronzo sull’acropoli di Atene e in avorio a Sparta, nel santuario di Artemide Orthia.

Ai rapporti con l’Etruria padana si attribuisce anche il fiorire della vitivinicoltura e di pratiche di tipo simposiaco richiamate non solo da pregiati recipienti di importazione o di produzione locale, ma anche da attingitoi in bronzo prodotti dalle botteghe retiche che, pur imitando i modelli etruschi, si distinguono per la particolare conformazione dell’attacco ad ancora.

A influssi etrusco-italici va inoltre ricondotto l’impiego, nel settore del focolare domestico, di attrezzi in ferro quali alari, spiedi, palette per ceneri e graffioni (utilizzati probabilmente per la cottura di carni), spesso muniti delle caratteristiche impugnature elaborate dalle botteghe metallurgiche retiche. A queste ultime si deve anche la realizzazione di una varietà di elmi alpini, detti di tipo Negau, che derivano da un modello etrusco, eccezionalmente rappresentato da resti scoperti a Settequerce, nei pressi di Merano, che si riferiscono al tipo detto «Vetulonia». Questo genere di elmo ispirato all’armamento etrusco copre il capo del noto cavaliere di Sanzeno appartenente a un gruppo di ex voto di produzione locale che reca iscrizioni retiche.

Al mondo peninsulare riporta pure la diffusione nell’area retica di macine del tipo a tramoggia e leva o sistema levigante greco che, sviluppatosi verso il V secolo a.C. nel Mediterraneo orientale, fra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., in coincidenza con il processo di romanizzazione, venne sostituito dalle più funzionali macine a rotazione manuale, elaborate nell’area mediterranea occidentale.

Alla luce degli apporti del mondo etrusco italico non è escluso che singoli individui o gruppi limitati di Etruschi possano essersi trasferiti e integrati nell’area retica e lo stesso vale per i Celti, i cui influssi in area alpina appaiono altrettanto evidenti (s 20). Sono noti episodi di mobilità anche in senso contrario. Iscrizioni retiche sono attestate in area veneta, mentre in ambiente etrusco a Tombarelle presso Bologna una stele reca un nome femminile che sembrerebbe quello di una donna ‘straniera’ che si qualificava come «la Retica», moglie di un etrusco di rango. F.M.

Bibliografia

F. Marzatico, La seconda età del Ferro, in M. Lanz ing er - F. Marzatico - A. Pedrotti (edd), La preistoria e la protostoria (Storia del Trentino, I), Bologna 2001, pp. 479-573; la voce, curata dallo stesso autore, I Reti, in Enciclopedia Treccani, Roma 2004, pp. 502-504.

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