19. La scrittura

L’utilizzo dell’alfabeto segna una profonda trasformazione nelle forme di comunicazione. Alla trasmissione orale, connessa alla sfera della percezione auditiva, personale e momentanea, si affianca quella della scrittura che, legata alle capacità visive, può essere anche fissata su supporti non deperibili, in grado di travalicare le dimensioni spaziotemporali.

Agli inizi del VI secolo a.C., in connessione con l’espansione commerciale e culturale degli Etruschi insediati nella pianura Padana, l’alfabeto si trasmise in più varianti alle altre popolazioni dell’Italia settentrionale raggiungendo anche quelle dell’arco alpino. Le popolazioni celtiche a nord delle Alpi, seppur coinvolte dalla circolazione di beni derivati dal mondo mediterraneo, non accolsero invece, se non occasionalmente, l’uso dell’alfabeto.

I diversi tipi di alfabeto utilizzati nell’Italia settentrionale da Veneti (alfabeto di Este o venetico), Reti (alfabeto di Bolzano o di Sanzeno), Camuni (di Sondrio o camuno) e Leponzi (di Lugano o leponzio) mostrano relazioni con diverse varietà dell’Etruria padana. Quello utilizzato nel cuore del territorio retico si avvicina al prototipo di Bologna e, pur con difformità locali, in linea di massima rispetta il modello etrusco, ad esempio nell’assenza della lettera «o».

La diffusione della scrittura (t IV), peraltro limitata a una ristretta cerchia di individui che dovevano distinguersi dal punto di vista della scala sociale, viene addebitata all’attività di ‘maestri’ (o ‘maestre’) che avrebbero insegnato in terra straniera il proprio alfabeto, introducendo segni grafici come adattamento alle esigenze della lingua locale. Le iscrizioni retiche compaiono su contenitori, strumenti, manufatti con destinazione votiva in bronzo, osso, corno, pietra ed eccezionalmente su cippi funerari.

La scrittura, connessa soprattutto alla sfera magico-religiosa, è rappresentata da un numero limitato di iscrizioni la cui brevità e carattere formulario ne ostacolano una piena comprensione. Se gli alfabeti di Sanzeno o retico, di Magrè e Camuno sono relativi a lingue non indoeuropee, quello di Este o venetico si associa a una lingua indoeuropea, mentre il leponzio è indice di celticità. F.M.

Bibliografia

C. Sebesta, Note di epigrafia retica, in «Studi Trentini di Scienze Storiche», 58, 1979, 2, pp. 253-262; S. Schumacher, Die rätischen Inschriften (Arcaeolingua, Innsbrucker Beiträge zur Kulturwissenschaft, 79), Innsbruck 1992.

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