20. Reti e Celti

Nel territorio retico numerosi manufatti mostrano collegamenti con le tradizioni formali e decorative del mondo celtico. Queste connessioni si accentuano dopo la storica calata dei Galli nella pianura Padana, agli inizi del IV secolo a.C. (t VI ). Si tratta da un lato di oggetti di ornamento e abbigliamento come ganci di cintura e fibule, di elementi d’armamento difensivo come elmi e umboni di scudo e con funzione offensiva, come nel caso delle punte di lancia fiammata e soprattutto delle lunghe spade in ferro con fodero, che connotavano i guerrieri. D’altro canto, coincidenze si rilevano per quanto concerne prodotti metallurgici in ferro, come lunghe falci, strumenti da fabbro (s 26) e lingotti di forma bipiramidale che, ampiamente attestati a nord delle Alpi, trovano come luoghi di diffusione più meridionale Sanzeno in valle di Non e il Doss Venticcia di Segonzano in valle di Cembra.

Nel caso delle fibule, pochi sono gli esemplari di sicura importazione mentre abbondano le imitazioni, con rielaborazioni originali, dovute agli artigiani delle botteghe retiche. Il ritrovamento di fibule o collari, che risultano isolati in area alpina e trovano invece diversi confronti nei territori dei Celti, si connette con lo spostamento di singoli individui. Non è purtroppo accertato se questi fossero mercanti, artigiani, guerrieri, prigionieri, consorti di origine straniera, immigrati o altro.

Nel settore dell’armamento, distinguere fra importazioni e imitazioni in genere non è agevole, se si esclude una varietà di elmi di modello celtico che risultano però prodotti in area alpina perché realizzati, invece che in un solo pezzo come nel caso dei prototipi dei Celti, attraverso l’assemblaggio del paranuca alla calotta. In assenza di informazioni inequivocabili offerte dalla composizione di corredi tombali non è possibile stabilire se e fino a che punto l’equipaggiamento militare di tipo celtico sia imputabile, come nel caso della maggior parte degli ornamenti, a un processo di assimilazione di modelli celtici oppure all’effettiva presenza di artigiani, guerrieri, mercenari, individui o comunità di Celti in transito o insediati nel territorio retico. Si può desumere che, a seguito di contatti, scambi, relazioni pacifiche oppure conflittuali, l’armamento delle popolazioni alpine – inizialmente costituito da ascia, pugnale e da un altro genere di elmo, detto di «tipo Negau», ispirato a un modello etrusco (s 18) – si sia adeguato alle tecniche di combattimento vincenti in voga presso i Celti, la «stirpe invasata da Ares, dio della guerra». L’attività bellica è richiamata da una lamina in bronzo proveniente da Sanzeno che recentemente, grazie a scoperte effettuate in Francia, nel luogo di culto di Tintignac (Corrèze), è stata riconosciuta come l’orecchio di una testa di animale fantastico, in parte assimilabile a un ippocampo, che decorava la parte terminale di una tromba da guerra di tipo celtico, detta carnyx. In conclusione, se non è provata la presenza di gruppi consistenti di Celti, non si può affatto escludere che nell’ambito delle comunità retiche siano state assorbite ‘minoranze’ celtiche o che abbiano operato fabbri e mercenari.

D’altro lato, grazie alla scoperta di caratteristici manufatti della Cultura di Fritzens- Sanzeno (recipienti in ceramica e monili) al di fuori del territorio alpino di origine, è nota la presenza di Reti in aree abitate dai Celti. È questo il caso del grande abitato – oppidum – di Manching in Baviera e della necropoli di Mannersdorf sul Leithagebirge nella Bassa Austria. Anche nel grande centro minerario del sale del Dürrnberg, nel Salisburghese, sono state portate alla luce testimonianze della presenza di Reti che si reputa fossero impegnati stagionalmente nel lavoro di estrazione della salgemma, «l’oro bianco» che consentiva la conservazione di alimenti. F.M.

Bibliografia

F. Marzatico, I Galli nel Trentino preromano? Revisione della vecchia tesi alla luce delle attuali conoscenze archeologiche, in Per Aldo Gorfer, Trento 1992, pp. 619-651; A.-M. Adam , Dépôts d’obiets métalliques du second âge du Fer dans le nord-est de l’Italie et les Alpes orientales, in G. Battaile - J-P. Guillaumet (edd), Les depots métalliques au second âge du Fer en Europe tempérée, in «Collection Bibracte», 11, 2006, pp. 135-145; R. Roncador - R. Melini, Il Karnyx celtico di Sanzeno (Val di Non, Trentino): ritrovamento, indagini e ricostruzione, in M. Carrese - E. Li Castro - M. Martinelli (edd), La Musica in Etruria, Tarquinia 2010, pp. 155-176.

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