24. Il vino retico

Vinaccioli, piccole roncole in ferro elaborate dalle officine metallurgiche alpine, strumenti utilizzabili per la realizzazione di botti in legno, unitamente a pregiati recipienti ci informano dell’importanza assunta dalla vitivinicoltura e dal consumo del vino nel territorio retico. L’affermarsi della cultura del vino con la relativa pratica sociale del simposio è ricondotta a influssi emanati dal mondo etrusco. Questi prodotti del Sud raggiungevano attraverso la via dell’Adige e altri percorsi secondari il cuore delle Alpi e, più a settentrione, le terre abitate dai Celti. Non sono però noti resti di anfora da trasporto e si può pertanto solo supporre che il trasferimento del vino importato o prodotto in loco avvenisse con otri di pelle o botti. A Nomi, in località Bersaglio, è stata riconosciuta una sorta di cantina che conteneva resti carbonizzati di botti e un colino in bronzo per il filtraggio della bevanda. La presenza di botti è stata rilevata anche in una casa di tipo «retico» a Bressanone.

Attraverso il cerimoniale conviviale, il ceto dirigente esaltava valori condivisi, consolidando o avviando rapporti di amicizia e di alleanza. I prodotti esotici di lusso destinati al banchetto e al simposio, che costituiscono componenti fondamentali dell’ostentazione del prestigio e del potere dell’élite, denotano dunque anche presso i Reti l’adozione di modelli raffinati, ispirati alle usanze mediterranee, come si verifica per i principi dei Celti. A queste pratiche conviviali, cariche di notevoli implicazioni sotto il profilo sia degli sviluppi socio-culturali, sia delle relazioni di scambio, si riferiscono preziosi contenitori importati dal mondo etruscoitalico e imitazioni locali, come nel caso di una brocca in ceramica da Dercolo, nei pressi di Campodenno in val di Non, e di un particolare tipo di attingitoio in bronzo che ricorre nell’area retica. Il vino retico è menzionato ripetutamente, con toni per lo più elogiativi, dalle fonti scritte romane che ne collocano la produzione nel Veronese, alle falde del territorio retico. F.M.

Bibliografia

F. Marzatico, Recipienti preromani in lega di rame (bronzo) dal territorio atesino, in Rame d’arte. Dalla preistoria al XX secolo nelle Alpi centro-orientali, Trento 1998, pp. 13-36.

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