25. L'Arte delle situle

Con la definizione convenzionale di «Arte delle situle» si intende l’uso di decorare a sbalzo e cesello con scene figurate oggetti in lamina bronzea, soprattutto vasellame come situle (secchi), cinturoni e altri preziosi manufatti riservati al ceto superiore. La cultura figurativa dell’Arte delle situle si sviluppò dal VII fino al III-II secolo a.C. fra le pianure del Po e il Danubio dove fiorirono diversi centri di produzione e di irradiazione a carattere regionale, localizzati a Bologna, a Este, nelle Alpi centro-orientali, in Slovenia e in Istria a Nesazio.

Il repertorio figurativo che rappresenta con un vivace gusto narrativo la vita di corte del ceto dominante annovera scene di feste con banchetti e libagioni, cortei cerimoniali, sfilate di armati e di animali, gare di pugilato, corse con i carri, scene di caccia e di accoppiamento, ma anche motivi decorativi come boccioli e palmette desunti dalla ceramica greca. In questo patrimonio espressivo comune, che trova i suoi primi sviluppi in area bolognese come mostra un sonaglio – tintinnabulum –, si combinano espressioni locali e motivi di derivazione mediterranea, trasmessi dagli Etruschi. I prodotti decorati con i moduli espressivi dell’Arte delle situle che si connotano come beni di lusso, realizzati per soddisfare la richiesta di ricchi signori, restituiscono l’immagine delle attività e dei valori ideologici propri dell’aristocrazia. In base al vestiario, all’atteggiamento, alla presenza di subalterni o alla rappresentazione di attività che assumono una valenza di preminenza sociale come la caccia, la lotta, gli agoni musicali e sportivi e l’attività bellica, si distinguono infatti personaggi di rango ‘aristocratico’ e uno stile di vita proprio di corti principesche. Alla componente maschile competono il combattimento, la caccia, le sfide coi carri e a pugilato al cospetto di elmi, forse trofei per il vincitore. Alla donna è riservato un ruolo in scene erotiche e nelle libagioni.

L’alto valore attribuito alle situle, destinate al consumo cerimoniale del vino, è confermato dalla loro frequente raffigurazione in scene di banchetto e su appositi mobili. In alcune raffigurazioni di libagione compaiono, oltre a situle e tazze, attingitoi con il manico verticale che ripropongono una foggia etrusca accolta in ambito retico con una particolare conformazione ad áncora dell’attacco del manico. In base alla raffigurazione esistente sui resti di un contenitore in lamina di bronzo – una cista da Sanzeno, in val di Non – decorata a sbalzo e a bulino, sappiamo che venivano utilizzati nei campi anche aratri che si ricollegano al modello, dotato di un ingegnoso sistema di vomere intercambiabile, documentato già nell’età del Bronzo Antico nell’area gardesana, nella palafitta di Lavagnone. Questo tipo di aratro, che differisce da quelli a lama verticale o obliqua raffigurati nelle incisioni rupestri, è attribuito dagli studiosi alla famiglia degli aratri detti di tipo «Trittolemo», dal nome del personaggio mitologico, incaricato da Demetra, dea della terra, di far conoscere l’agricoltura all’uomo. La raffigurazione dell’aratro di Sanzeno trova precisi riscontri su altri resti di contenitori provenienti da Montebelluna in Veneto e da Nesazio in Istria. Nel caso del recipiente veneto, dove sono riconoscibili in dettaglio legacci che bloccano il vomere intercambiabile, si ripropone addirittura lo schema intero dei registri figurati nella cista di Sanzeno. In basso è rappresentata una scena di aratura, mentre in alto si nota una scena di accoppiamento sacro – ierogamia – con un ‘assistente’ che con un mestolo porge una bevanda ristoratrice. Nella combinazione dei temi iconografici sembra palesarsi un riferimento alla ciclicità stagionale e alla fertilità.

Molto discussa è l’interpretazione delle raffigurazioni dell’Arte delle situle; rimane aperto l’interrogativo se rappresentino o meno personaggi o situazioni reali, o se siano narrazioni a sfondo mitico di antenati o di esponenti del ceto dominante forse da celebrare dopo la morte. F.M.

Bibliografia

P. Turk, Images of Life and Myth (Exhibition catalogue), Ljubljana 2005; F. Marzatico, L’araire et le joug de Lavagnone et Fiavé (Italie), in P. Pétrequin et al., Premeiers chariots, premiers araires, Paris 2006, pp. 63-71.

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