27. Roghi votivi

L’usanza dei roghi votivi che prende avvio nell’avanzata età del Bronzo Medio (XIV secolo a.C.), perdura nel corso dell’età del Ferro, con sopravvivenze fino in epoca romana. I roghi votivi di area alpina si presentano come cumuli o livelli di ceneri e ossi calcinati (Stenico, Pillerhöhe, Ganglegg di Sluderno), o come altari in pietra, riscontrati a Breno in Valcamonica, a Pillerhöhe a nord del passo di Resia, a Demlfeld presso Ampass e a Santa Valburga in val d’Ultimo. In quest’ultima località sono state individuate anche dieci piattaforme in argilla del IV-II secolo a.C. che per via del loro allineamento regolare, assimilabile a quello della serie di altari di Lavinium (Pratica di Mare) in Lazio, hanno fatto ipotizzare l’accoglimento di influssi mediterranei.Anche se presso alcuni roghi votivi sono stati individuati resti di costruzioni che potevano avere una destinazione ‘sacra’, mancano per ora tracce inequivocabili di edifici assimilabili ai templi di area mediterranea. Non è esclusa una qualche funzione in termini cultuali per una costruzione dei Montesei di Serso presso Pergine Valsugana, che si distingue per la presenza di un doppio ingresso e per il ritrovamento di immanicature di chiavi in corno di cervo e ciottoli con iscrizioni.Nel corso degli sviluppi della Cultura di Fritzens-Sanzeno o retica le offerte votive comprendevano, oltre a sostanze alimentari indicate da semi carbonizzati e resti ossei di animali prevalentemente combusti, diverse classi di materiali, da contenitori in ceramica e metallo, a ornamenti, amuleti, bronzetti raffiguranti devoti, offerenti, divinità come Ercole, Marte o guerrieri e altri manufatti con specifica destinazione cultuale, come ad esempio lamine ritagliate o semplici oggetti di uso quotidiano e armi. Alcuni materiali recano sigle alfabetiche o iscrizioni la cui interpretazione lascia margini di dubbio.Fra i doni votivi, soprattutto ornamenti come fibule e ganci di cintura di tipo celtico o pregiati contenitori risultano estranei alla tradizione locale. La presenza di questi beni ‘esotici’ può essere riferita all’intercorrere di relazioni culturali e scambi, oppure a fenomeni di mobilità di ‘stranieri’, ma anche all’offerta di bottini, come potrebbe essere il caso di cinturoni di tipo sannitico e di armi. F.M.

Bibliografia

F. Marzatico, La questione dei roghi votivi. Luoghi di culto in area retica, in G. Cresci Marrone - M. Tirelli (edd), Altnoi. Il santuario Altinate. Strutture del sacro a confronto e luoghi di culto lungo la via Annia (Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina, 23), Roma 2009, pp. 263-274; H. Steiner (ed), Alpine Brandopferplätze. Archäologische und naturwissenschaftliche Untersuchungen / Roghi votivi alpini. Archeologia e scienze naturali (Forschungen zur Denkmalpflege in Südtirol / Beni Culturali in Alto Adige - Studi e ricerche, V), Trento 2010.

Invia un contributo

Registrazione

Per inviare un contributo:

  • se sei già registrato, accedi tramite il login qui sotto
  • se non sei registrato, crea un nuovo account per registrarti.