33. La cultura cattolica tra chiusura clericale rinnovamento conciliare

 Il tema principale affrontato dalla cultura cattolica del dopoguerra fu quello della conciliazione tra cristianesimo e civiltà moderna. Il carattere difensivo della riflessione culturale espressa per tutti gli anni Cinquanta dal cattolicesimo trentino non impedì che maturassero, in particolare nel tessuto associazionistico studentesco, esperienze di aperto confronto con la cultura teologica, filosofica e politica contemporanea.

Il clima di chiusura culturale ed ecclesiologica iniziò a mutare di segno con l’avvio dell’amministratura apostolica di Joseph Gargitter, vescovo della diocesi di Bressanone, chiamato nel 1961 a reggere la diocesi in seguito alla malattia del vescovo Carlo de Ferrari, e con la conseguente designazione di don Bruno Vielmetti e don Iginio Rogger a vicari apostolici. La nomina nel 1963 di Alessandro Maria Gottardi a nuovo vescovo di Trento e il ridimensionamento dei confini della diocesi (rinominata diocesi di Bolzano-Bressanone) perfezionatosi nel 1964 non ostacolarono il cammino di rinnovamento teologico del cattolicesimo trentino, che proseguì con decisione anche grazie alla fiducia concessa dal vescovo alla nuova generazione di docenti del seminario di Trento (t IV).

L’evoluzione culturale del clero e del laicato trentini non poté prescindere negli anni Sessanta da un confronto con l’esperienza conciliare, affermatasi tra il 1962 e il 1965 sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI e percorsa da profonde istanze riformatrici. Il clero diocesano e le organizzazioni cattoliche accompagnarono il rinnovamento teologico promuovendo un’intensa attività di adeguamento ai nuovi dettati conciliari in materia liturgica ed ecclesiale. Tra le più importanti manifestazioni di questa rigenerazione della matrice spirituale del cattolicesimo trentino, spesso maturata in aperto dissenso rispetto alle posizioni ufficiali della Chiesa sul piano dogmatico e sociale, si possono ricordare la pubblicazione del periodico bimestrale culturale-religioso «Dopoconcilio», così come le attività promosse da numerosi gruppi spontanei sorti per rilanciare il ruolo dei credenti nella società e le esperienze maturate da una parte del clero locale in appoggio ai movimenti studenteschi e operai.

Una funzione di rilievo in questo percorso di ripensamento critico dei compiti del cristianesimo nella cultura moderna ebbe il laicato, che attraverso un’ampia rete di associazioni svolse una rilevante azione di divulgazione e aggiornamento teologico. Anche grazie alle istanze conciliari che sancivano la parità ecclesiale di tutti i battezzati, il carattere spiccatamente clericale del cattolicesimo trentino venne ridimensionato in favore di un peso maggiore assunto dai laici nelle fasi di elaborazione e diffusione culturale. Il forte sviluppo del laicato condusse a un ridimensionamento dell’Azione Cattolica nella sua attività di indirizzo politico e sociale. Parte del clero si fece frattanto portatore di un forte impegno pastorale nel mondo delle fabbriche, dando vita – anche attraverso l’esperienza dei preti-operai – a singolari esperienze di solidarietà verso le lotte dei lavoratori. Un ruolo avanzato fu svolto in questo senso dal periodico «Vita Trentina», passato nel 1967 sotto la direzione del giovane don Vittorio Cristelli, il quale instaurò un fitto dialogo coi lettori e aprì uno spazio di approfondimento politico nel segno di un impegno civile non omologato. M.C.

 

Bibliografia

M. Nicoletti, Il dibattito culturale in una regione di «frontiera», e S. Vareschi, La Chiesa cattolica trentina fra radici cristiano-sociali e confronto con i tempi nuovi, in A. Leonardi - P. Pombeni (edd), L’età contemporanea. Il Novecento (Storia del Trentino, VI), Bologna 2005, rispettivamente pp. 653-692 e 301-347; V. Carrara, I cattolici nel Trentino. Identità, presenza, azione politica 1890-1987, Trento 2009, in particolare pp. 103-188; A. Chini, Il dissenso cattolico in Italia e a Trento, Trento 2010.

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