28. Verso un'amministrazione moderna

Nella tradizione europea fin dall’antichità il potere si esercita sugli uomini e sugli spazi che essi abitano; a seconda delle epoche storiche, può essere più intenso sugli uni o sugli altri, può cercare di combinarli assieme, può trattarli in modo separato e così via.

All’incirca nei secoli centrali dell’antico regime la sovranità tende a essere più interessata alle persone che non agli spazi geografici: lo prova l’assenza di nozioni precise di confini lineari o geografici e di ‘segni’ materiali con cui marcarli. Dopo la metà del XVIII secolo, tuttavia, si fa strada un modello di territorialità non più così indeterminata nei suoi contorni spaziali. Lentamente le autorità politiche cominciano a imporre un’immagine cartografica dei propri ambiti di potere debitamente segnati sulle carte (s 21); da qui l’impiego sempre più frequente del termine stesso di confine in innumerevoli imprese di regolazione dei territori e gli interminabili negoziati che coinvolgono tutti gli stati europei del secondo Settecento.

Con il periodo napoleonico si prosegue nel solco tracciato dall’assolutismo illuminato settecentesco. Prima in Francia e poi via via nei paesi che gravitano attorno all’Impero vengono create forme di governo rigidamente accentrate, che cancellano tutto d’un tratto consuetudini, privilegi corporativi, autonomie territoriali tipiche del vecchio regime. L’effetto del centralismo alla francese produce una veloce semplificazione degli assetti territoriali. Basti pensare che da dodici, quali erano stati in precedenza, già nel 1808 gli stati della penisola si sono ridotti ad appena a tre; e che insieme ad essi è scomparso tutto quel variegato insieme di piccole città-stato, giurisdizioni feudali ed ecclesiastiche arrivate fin lì dopo un tragitto secolare.

A questo riguardo, l’esperienza trentina non fa eccezione. L’ingresso dei bavaresi coincide, infatti, con una vera e propria rivoluzione amministrativa che tra 1806 e 1810 si abbatte sulla provincia. Essa viene considerata, sia nei distretti italiani sia in quelli tedeschi, un’unica entità del Regno di Massimiliano Giuseppe e suddivisa in sei «Circoli», o Kreise (Trento, Rovereto, Bolzano, Bressanone, Inn superiore e Inn inferiore). Dentro i Circoli di Trento e Rovereto, i bavaresi creano dei «Giudizi distrettuali», o Landgerichte: distretti più piccoli (in parte demaniali, in parte ancora spettanti alle nobiltà infeudata), affidati a funzionari di nomina statale.

Questo secondo tassello delle riforme bavaresi è cruciale poiché i «regi bavari Giudizi distrettuali» vengono formati accorpando le vecchie comunità di villaggio in unità amministrative più grandi e meno numerose. Ci accorgiamo, a questo punto, che per i regimi napoleonici i confini interni hanno lo stesso peso di quelli esterni. Ridisegnare in modo profondo l’assetto delle circoscrizioni porta con sé la necessità che un gruppo di nuovi burocrati professionali si assuma il compito di far funzionare la macchina amministrativa.

E così accade già con l’avvento dei bavaresi. Si registra subito una forte mobilità all’interno delle gerarchie burocratiche al punto che, tra i membri degli uffici bavaresi insediati in città e nei giudizi distrettuali, sono pochissimi i nomi tratti dalla vecchia nobiltà rurale e dal patriziato urbano. Giungono funzionari da Monaco, dal vicino Tirolo, ma soprattutto emerge un funzionariato locale per lo più non originario di Trento bensì dei centri minori circostanti e per questo lontano dalle chiusure di taglio aristocratico dei vecchi ceti dirigenti. L’introduzione di alcuni dei tratti fondamentali di una moderna amministrazione – monopolio del potere statale, separazione fra giustizia e amministrazione generale, chiare competenze territoriali di uffici e cariche, selezione dei funzionari sulla base del merito – comporta un vero e proprio shock culturale, come ha scritto J. Stuart Woolf riflettendo sull’impatto dei governi napoleonici in una prospettiva europea. Al nuovo disegno delle istituzioni politico-amministrative tiene dietro un brusco ricambio delle persone addette a governarle. Non per caso, ritroveremo molti dei personaggi saliti alla ribalta in questi anni – il futuro podestà di Trento Benedetto Giovanelli, o i giovani avvocati napoleonici come Antonio Mazzetti e Antonio Salvotti poi traghettati nell’apparato giudiziario asburgico – saldamente ai vertici della politica trentina anche dopo la Restaurazione austriaca del 1814. M.B.

Bibliografia

D. Allegri, Amministrazione e rivoluzione nel Tirolo meridionale. Le riforme bavaresi ed italiche di primo Ottocento, in M. Bellabarba et al. (edd), Eliten in Tirol zwischen Ancien Régime und Vormärz / Le élites in Tirolo tra Antico Regime e Vormärz, Bolzano 2010, pp. 165-182.

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