1. L'Uomo di Neanderthal nel territorio trentino

Le pietre scheggiate che si attribuiscono alla presenza dell’Uomo di Neanderthal in Trentino, quindi alla cosiddetta produzione litica musteriana, provengono dai territori del monte Baldo (la zona più ricca di documentazione), monte Bondone, Paganella, Loppio, Mori, passo delle Fittanze e Sega di Ala nei monti Lessini, passo del Brocon nel Tesino, malga Millegrobbe di Luserna e piana della Marcesina che collega l’altopiano di Asiago e la Valsugana. La materia prima utilizzata da questa umanità arcaica per realizzare strumenti destinati alla vita quotidiana, basata sull’economia di caccia integrata dalla raccolta, corrisponde a selce disponibile nel territorio che, in base al colore rosso, grigio o verde, appartiene principalmente alla formazione geologica della Scaglia rossa, del Biancone e del Biancone/ Scaglia variegata.Fra le testimonianze lasciate dal passaggio dell’Uomo di Neanderthal figurano nuclei e schegge di selce prodotti mediante la cosiddetta tecnica «Levallois» che prevede la lavorazione del nucleo secondo una sequenza preordinata di colpi diretti verso il centro. Questa tecnica permette un utilizzo meno dispendioso della materia prima e consente inoltre di predefinire dimensioni e forma degli strumenti, realizzati con caratteristiche più regolari. Il fatto che le selci riferibili al Paleolitico Medio siano state trovate in superficie o in depositi stratigrafici di modesta potenza e significato, non permette purtroppo di definire precisamente il quadro cronologico e ambientale e i modelli di comportamento dei cacciatori neandertaliani che, provenendo da sud, in periodi climaticamente meno rigidi, si spinsero fino alle medie quote montane del Trentino.L’azione di rimodellamento dei suoli dovuto alle recrudescenze climatiche culminate nell’Ultimo Massimo Glaciale hanno infatti per ora impedito di riconoscere tracce risolutive. Nonostante ciò, attraverso lo studio petrografico e tecnologico della selce è stato possibile riconoscere nella frequentazione di diversi siti strategie differenziate. Sul monte Baldo si ipotizza una presenza dei neandertaliani forse stagionale, connessa, oltre che ad attività di sussistenza, in particolare all’approvvigionamento di selce con una preparazione della materia prima in blocchi in prossimità dei luoghi di raccolta. La frequentazione del monte Bondone, dove si riconosce il trasferimento dalle limitrofe aree più meridionali di nuclei di selce predefiniti, si mette in relazione, anche se non esclusivamente, con pratiche di caccia che sembrano prevalenti al passo delle Fittanze e sulla Sega di Ala. Nel caso della piana della Marcesina, invece, la presenza di un ampio repeLe pietre scheggiate che si attribuiscono alla presenza dell’Uomo di Neanderthal in Trentino, quindi alla cosiddetta produzione litica musteriana, provengono dai territori del monte Baldo (la zona più ricca di documentazione), monte Bondone, Paganella, Loppio, Mori, passo delle Fittanze e Sega di Ala nei monti Lessini, passo del Brocon nel Tesino, malga Millegrobbe di Luserna e piana della Marcesina che collega l’altopiano di Asiago e la Valsugana. La materia prima utilizzata da questa umanità arcaica per realizzare strumenti destinati alla vita quotidiana, basata sull’economia di caccia integrata dalla raccolta, corrisponde a selce disponibile nel territorio che, in base al colore rosso, grigio o verde, appartiene principalmente alla formazione geologica della Scaglia rossa, del Biancone e del Biancone/ Scaglia variegata. dell’Uomo di Neanderthal figurano nuclei e schegge di selce prodotti mediante la cosiddetta tecnica «Levallois» che prevede la lavorazione del nucleo secondo una sequenza preordinata di colpi diretti verso il centro. Questa tecnica permette un utilizzo meno dispendioso della materia prima e consente inoltre di predefinire dimensioni e forma degli strumenti, realizzati con caratteristiche più regolari. Il fatto che le selci riferibili al Paleolitico Medio siano state trovate in superficie o in depositi stratigrafici di modesta potenza e significato, non permette purtroppo di definire precisamente il quadro cronologico e ambientale e i modelli di comportamento dei cacciatori neandertaliani che, provenendo da sud, in periodi climaticamente meno rigidi, si spinsero fino alle medie quote montane del Trentino. L’azione di rimodellamento dei suoli dovuto alle recrudescenze climatiche culminate nell’Ultimo Massimo Glaciale hanno infatti per ora impedito di riconoscere tracce risolutive. Nonostante ciò, attraverso lo studio petrografico e tecnologico della selce è stato possibile riconoscere nella frequentazione di diversi siti strategie differenziate. Sul monte Baldo si ipotizza una presenza dei neandertaliani forse stagionale, connessa, oltre che ad attività di sussistenza, in particolare all’approvvigionamento di selce con una preparazione della materia prima in blocchi in prossimità dei luoghi di raccolta. La frequentazione del monte Bondone, dove si riconosce il trasferimento dalle limitrofe aree più meridionali di nuclei di selce predefiniti, si mette in relazione, anche se non esclusivamente, con pratiche di caccia che sembrano prevalenti al passo delle Fittanze e sulla Sega di Ala. Nel caso della piana della Marcesina, invece, la presenza di un ampio repertorio di resti di lavorazione e strumenti lascia ipotizzare la presenza di un abitato temporaneo. rtorio di resti di lavorazione e strumenti lascia ipotizzare la presenza di un abitato temporaneo. F.M.

Bibliografia

F. Schrenk, Vom aufrechten Gang zur Kunst, in Eiszeit. Kunst und Kultur, Ostfildern 2009; S. Grimaldi, Modèles comportementaux pour le Paléolithique inférieur et moyen au Trentin: les séries lithiques conservées au Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trente, Italie), in «Preistoria Alpina», 39, 2003, pp. 59-76; G. Dalmeri - R. Duches - V. Rosà (edd), L’uomo di Neanderthal sul Monte Baldo, in «La Giurisdizione di Pénede. Quaderno periodico di ricerca storica», 33, 2009, pp. 111-120; D.E. Angelucci - M. Bassetti, Humans and Their Landscape from the Alpine Last Glacial Maximum to the Middle Holocene in Trentino: Geoarcheological Considerations, in «Preistoria Alpina», 44, 2009, pp. 59-78.

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