2. Caccia e rito: le straordinarie scoperte di Riparo Dalmeri

Sul fianco destro della Valsugana sopra Grigno, sul margine della piana di Marcesina (altopiano dei Sette Comuni), a 1.250 m di quota è stato individuato nel 1990 un sito di enorme importanza: Riparo Dalmeri, che deve il nome al suo scopritore. Oltre 13.000 anni fa, nella fase detta «di Allerød», una lunga parete rocciosa aggettante che offriva protezione venne scelta come luogo ideale per installare un abitato temporaneo, occupato ripetutamente per lungo tempo, in relazione ad attività di caccia praticate durante l’estate e l’autunno. Il ritrovamento di denti da latte umani ha fatto ipotizzare che tutta la comunità di cacciatori, compresi i bambini, risalisse dal fondovalle verso la montagna per sfruttare, con forme di nomadismo stagionale, le risorse alimentari di territori impraticabili in inverno – sempre ammesso che la presenza di tali denti non si colleghi a qualche forma rituale legata alle età di passaggio. Oltre a numerosissimi strumenti in selce e osso, sono stati recuperati oggetti di ornamento, carichi di valenze simboliche, realizzati con conchiglie marine provenienti da aree costiere distanti oltre un centinaio di chilometri.

A Riparo Dalmeri sono state riconosciute le tracce di una capanna subcircolare di circa 4 m e aree «specializzate» destinate alla macellazione, alla combustione e anche, del tutto eccezionalmente, alla sfera del rito. A partire dalla zona di ingresso della capanna è stata infatti rilevata un’ampia fascia di concentrazione di oltre duecento pietre dipinte con ocra rossa, deposte prevalentemente con la faccia decorata verso il basso circa 13.400 anni fa. Sono raffigurati soggetti umani, animali, vegetali, schematici, mani e compaiono pure macchie di pigmento. Fra le pitture, il cui significato magico-religioso appare tanto palese quanto di difficile decodificazione, si distingue quella di una figura umana collocata in una posizione «di spicco», in quanto elevata su un tumulo artificiale.

La sfera del rito è richiamata pure dalla sepoltura di un individuo di 25 anni alto 170 cm, inumato 12.000 anni fa presso il Riparo Villabruna in val Cismon (500 m di quota), tra le piane di Primiero e Fonzaso. Il defunto, deposto disteso, era accompagnato da un corredo costituito da strumenti in selce, un ciottolo di siltite utilizzato come ritoccatore, un punteruolo in osso e un grumo di propoli, sostanza raccolta dalle api su gemme e cortecce di cui sono note le proprietà curative e l’alto valore energetico. A copertura della sepoltura vennero utilizzate delle pietre, alcune delle quali recano figure schematiche dipinte con ocra: le raffigurazioni trovano corrispondenze nelle pietre portate alla luce nell’area rituale di Riparo Dalmeri e rispondono pertanto a un linguaggio pittorico e dunque a un’ideologia comuni. Un ciottolo che reca decorazioni graffite secondo uno schema «geometrico» ripetitivo che ricorda il cosiddetto stile aziliano (dal sito di Mas-d’Azil nei Pirenei) è stato portato alla luce a Terlago. F.M.

Bibliografia

G. Dalmeri et al., The Ochre Painted Stones from the Riparo Dalmeri (Trento). Development of the Research on the Art and Rituality of the Epigravettian Site, in «Preistoria Alpina», 44, 2009, pp. 95-119.

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