4. Dopo la morte: il rituale funerario dei cacciatori-raccoglitori

Per la vita media di quei tempi aveva un’età davvero ragguardevole – attorno ai cinquant’anni –, la donna sepolta circa 8.000- 7.000 anni fa nel recesso più interno del riparo sottoroccia di Vatte di Zambana. L’individuo femminile, alto attorno a 150 cm, venne deposto in una fossa supino, con le braccia distese lungo i fianchi e le mani accostate sulla regione pubica. La copertura della tomba era costituita da pietre. Al di sotto del cranio si trovava dell’ocra rossa, sostanza colorante utilizzabile per la concia delle pelli che, in ragione della sua ricorrenza in contesti funerari, doveva senza dubbio assumere significati simbolici nella sfera delle credenze magico-religiose.

Tracce della stessa sostanza sono state riscontrate (oltre che nella più antica sepoltura Epigravettiana del Riparo Villabruna in val Cismon), sulle pietre di copertura di un’altra tomba femminile, ascritta al Mesolitico Antico, scoperta a ridosso di una parete rocciosa ai piedi del monte di Mezzocorona, in località Borgonuovo, a 250 m di quota. Anche in questo caso la defunta, di età superiore ai trent’anni, venne deposta in una fossa, supina, con le mani sul ventre. Data l’estrema rarità delle sepolture mesolitiche in Italia, questa scoperta ha destato molto clamore e la donna ha ricevuto l’appellativo giornalistico di «nonna di Mezzocorona».

L’ocra è presente – seppure in misura limitata – anche in un’altra importante sepoltura del Mesolitico Recente, quella di Mondevàl de Sóra nel bellunese, datata attorno a 7.500 anni fa. La sepoltura si distingue sia per il ricco corredo, in parte probabilmente deposto entro piccoli contenitori in materia deperibile come pelle, sia per la sua eccezionale ubicazione in quota, a 2.150 m, al protetto di un masso frequentato da cacciatori in occasione di battute stagionali. L’individuo maschile di circa quarant’anni, alto 167 cm, di corporatura piuttosto robusta, presenta valori del cranio che sembrano indicare una probabile persistenza sulle Dolomiti di forme analoghe a quelle del tipo umano di Cro-Magnon, diffuso nell’Europa centrale nel corso del Paleolitico Superiore. L’individuo, accompagnato da numerosi oggetti in selce, pietra, osso, corno, da ornamenti ricavati da denti di cervo e da un grumo resinoso contenente cera e propoli, utilizzabile come mastice o per scopi terapeutici, probabilmente doveva essere stato deposto in un sudario di pelle fermato da punteruoli in osso usati come spilloni. F.M.

Bibliografia

A. Guerreschi, Il sito di Mondevàl de Sóra: la sepoltura, in A. Angelini - E. Cason (edd), Sepolture preistoriche nelle Dolomiti e primi insediamenti storici, Padova 1994, pp. 89-102; G. Dalmeri - E. Mottes - F. Nicolis, La sepoltura mesolitica di Mezzocorona-Borgonuovo (Trento), Prime considerazioni, Firenze 2002; A. Broglio, L’Epigravettiano recente nell’area prealpina e alpina orientale. Sepolture, in F. Martini (ed), L’Italia tra 15.000 e 10.000 anni fa. Cosmopolitismo e regionalità nel Tardogliaciale (Millenni. Studi di Archeologia Preistorica, 5), Firenze 2007, pp. 82-84; M. Bassetti et al., Montagna e Valle dell’Adige tra Preistoria e storia. Primi dati delle recenti indagini dell’Ufficio Beni Archeologici, in M. de Vos (ed), Archeologia del territorio. Metodi Materiali Prospettive. Medjerda e Adige: due territori a confronto, in «Labirinti», 73, 2004, pp. 317-365.

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