7. L'uomo venuto dal ghiaccio: Ötzi, la mummia del Similaun

Era il 19 settembre del 1992 quando i coniugi Simon di Norimberga scendendo dalla cima di Finale verso il rifugio Similaun scoprirono casualmente, a 3.210 m di altitudine, nei pressi del Giogo di Tisa/Tisenjoch, la celebre mummia soprannominata Ötzi, vissuta oltre cinquemila anni fa, fra il 3.350 e il 3.120 a.C., come indicano datazioni radiocarboniche.La mummia emergeva parzialmente dal ghiaccio e dall’acqua che colmavano un piccolo avvallamento che nel corso dei millenni deve avere riparato il corpo dalla compressione dello slittamento del ghiaccio soprastante, ritiratosi rapidamente nei nostri tempi fino a fare emergere «Ötzi». Fu solamente dopo il laborioso e affrettato recupero del corpo e di alcuni effetti personali della mummia che si ebbe la consapevolezza che si trattava di una scoperta archeologica, una delle più sensazionali degli ultimi secoli. Gli studi specialistici condotti sulla mummia con le metodologie più avanzate sono in continuo aggiornamento, come mostra la scoperta di una punta di freccia in selce conficcata nella spalla della mummia, e inaspettatamente sfuggita all’osservazione nelle analisi radiologiche iniziali. La lesione procurata dall’arma da getto deve avere causato il decesso di Ötzi per emorragia.La scena è quindi quella di un delitto: gli indizi sono tracce di sangue appartenenti a diversi individui, ferite da taglio a livello delle mani e dell’avambraccio e lividi procurati fra le 48-24 ore prima della morte. Questo ‘l’identikit’ della vittima: si tratta di un individuo maschio di circa 46 anni (età ragguardevole per l’epoca), alto 159 cm, di circa 50 kg, con occhi marroni, capelli castano-scuri/bruni, lunghi al massimo 9 cm, probabilmente con barba, tatuato con croci e fasci di segmenti di colore blu in corrispondenza di punti del corpo (come il ginocchio, l’articolazione tibio-tarsale e la regione lombare) esposti ad affaticamenti e usure a causa di forti sollecitazioni o dell’età. In base all’analisi dell’unica unghia rimasta si è desunto che mesi prima del decesso Ötzi era stato esposto a condizioni di stress; le costole presentano fratture rimarginate e fratture ‘fresche’ di origine non chiarita. In vita l’uomo soffrì di vermi parassiti. Accanto alla mummia sono state trovate due sfere di poliporo di betulla infilate in una striscia di cuoio: questo fungo è noto come allucinogeno ma anche per proprietà antiemorragiche e antibiotiche. L’ultimo pasto era costituito da carne, una pappa di farro e da altri vegetali; come scorta alimentare aveva con sé una prugnola e probabilmente carne di stambecco. La dentatura, priva di carie, mostra una forte usura imputabile a minerali lasciati dalla macinazione dei cereali mediante macine di pietra e a carbone vegetale. Sulla scorta dell’esame dei pollini presenti nell’organismo e, in particolare, grazie al riconoscimento di pollini di carpinella che cresce solo a sud dello spartiacque alpino, si è stabilito che Ötzi proveniva dalla val Venosta. Sempre lo studio dei pollini, unitamente a quello dei resti vegetali, ha permesso di collocarne il decesso fra la primavera e l’inizio dell’estate. Le condizioni climatiche all’epoca dovevano essere simili a quelle attuali, con la conca che ospitava il corpo in parte libera da ghiaccio e neve.Abbigliamento ed equipaggiamento – che comprendono numerosi oggetti in materiale organico eccezionalmente conservato – erano adatti per l’alta montagna. Ötzi utilizzava un mantello di erbe e dei gambali di pelle come quelli noti presso gli indiani d’America, si proteggeva con un copricapo e una veste in strisce di pelliccia cucita, indossava un perizoma e delle scarpe realizzate con tomaia (fornita di stringa superiore) e suola di cuoio e una reticella che tratteneva del fieno per garantire protezione dal freddo. Una cintura era dotata di un taschino contenente manufatti in selce e un fungo che doveva costituire una miccia per accendere il fuoco. L’unico ornamento è costituito da una perla in pietra inserita in strisce di pelle.Accanto all’uomo venuto dal ghiaccio sono stati recuperati un’ascia in rame, fissata all’immanicatura in legno di tasso mediante pece di betulla e una stringa di cuoio, una faretra con due frecce con fusto di viburno e punta in selce pronte al lancio e dodici da approntare; un arco non finito, un pugnale in selce con manico in legno e fodero ad intreccio vegetale, uno strumento in legno con punta in corno di cervo probabilmente destinato alla scheggiatura della selce, una gerla e due contenitori in corteccia di betulla, uno dei quali contenente foglie di acero fresche che dovevano servire come isolante per trasportare della brace.Ma chi era Ötzi? Tante e controverse le ipotesi: un fuggitivo, un pastore (data la presenza nei pressi del luogo di ritrovamento di un percorso utilizzato ancora oggi da pastori transumanti), un guerriero, un metallurgo (l’analisi dei capelli ha evidenziato tracce riferibili ad attività fusoria), un capo o uno sciamano. In tempi recenti è stato anche supposto che il ritrovamento corrisponda a una sepoltura con tutti gli oggetti di corredo ma l’ipotesi più accreditata resta ancora quella che Ötzi sia morto sul posto, vista la posizione del braccio e l’assenza in tutte le Alpi di analoghe sepolture in quota. F.M.

Bibliografia

A. Fleckinger - H. Steiner, Il fascino del Neolitico. L’Uomo venuto dal ghiaccio, Bolzano 1999; A. Vanzetti et al., The Iceman as a Burial, in «Antiquity», 84, pp. 681-692; L. Dal Ri, The Archaeology of the Iceman, in M. Samad elli (ed), The Chalcolithic Mummy, III, Bolzano - Wien 2006; A. Fleckinger (ed), Ötzi 2.0. Una mummia tra scienza e mito, Bolzano 2011.

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