8. Le statue stele: divinità in armi o antenati, eroi di pietra?

Dal mar Nero fino alle coste atlantiche della penisola iberica nel corso dell’età del Rame, nel III millennio a.C., si diffuse, con diversa intensità e sviluppi a seconda delle aree geografiche, il fenomeno delle statue stele, sculture monumentali realizzate con blocchi di pietra che raffigurano singoli personaggi con fattezze umane stilizzate. Riflesso di profonde trasformazioni sotto il profilo ideologico, la comparsa su scala europea di questa nuova tradizione iconografica si esprime con moduli espressivi variabili a livello regionale. Il fenomeno interessa anche il territorio trentino e altoatesino/sudtirolese, dove si è riconosciuto uno specifico gruppo di statue stele che risponde a canoni stilistici comuni e si distingue da quelli coevi della Lunigiana, Aosta-Sion (nel Vallese), Valcamonica- Valtellina e Lessinia.

Diversi esemplari del gruppo atesino si devono a scoperte effettuate nel corso di sbancamenti aperti per la costruzione dell’ospedale di Arco, mentre singoli ritrovamenti sono stati effettuati a Revò in val di Non, in diverse località dell’Alto Adige e a Brentonico, dove un frammento di stele richiama i modelli iconografici dei gruppi Lunigiana e Aosta-Sion. In base a quanto rappresentato su questi massi attraverso incisioni, si distinguono soggetti maschili, connotati da dimensioni maggiori e dalla mutevole presenza e combinazione di armi (pugnali triangolari, asce, alabarde, arco e frecce), quindi individui femminili, indicati da caratteristiche anatomiche come i seni, da elementi dell’abbigliamento (tunica e cintura) e da oggetti di ornamento. Sono pure attestate stele di dimensioni minori prive di definizioni di genere, che simboleggiano forse soggetti non adulti o comunque sprovvisti di segni di status. Le armi, attributi delle stele maschili, evidenziano il consolidarsi del ‘potere’ del guerriero nel quadro di un probabile accrescimento della conflittualità e complessità sociale connesse all’intensificazione delle relazioni e degli scambi, alla ricerca del minerale, alla circolazione dei manufatti metallici e all’affermarsi delle innovazioni introdotte nel IV millennio a.C. (uso del traino animale, dell’aratro e della ruota). Le statue stele, interpretate come divinità in armi o eroi-antenati, segnano dunque l’emergere di una componente guerriera in una società sempre più gerarchizzata. F.M.

Bibliografia

A. Pedrotti, L’età del Rame in Italia settentrionale: l’emergere di un’elite guerriera, in F. Marza tico - P. Gleirsc her (edd), Guerrieri Principi ed Eroi fra il Danubio e il Po dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Trento 2004, pp. 115-123, della stessa autrice, Le statue a stele di Arco, Trento 1995; F. Nicolis, Lo spirito ancestrale, in G. Nicoletti (ed), Antenati. Gli eroi. Giuseppe Maraniello, Arco 2006; A.E. Fossati - A. Pedrotti - H. Nothdurfter, La statua-stele di Laces nel contesto delle statue-stele «atesine», in S. Casini - A.E. Fossati, Le pietre degli Dei. Statue-stele dell’età del Rame in Europa. Lo stato della ricerca, in «Notizie Archeologiche Bergomensi», 12, 2004, 2007, pp. 253-264; A. Pedrotti, Guerrieri di pietra dal mar Nero all’Atlantico: la diffusione della statuaria antropomorfa nel III millennio a.C., in G. Bonora - F. Marzatico (edd), Ori dei cavalieri delle Steppe. Collezioni dai Musei dell’Ucraina, Cinisello Balsamo 2007, pp. 80-83.


* Autorizz. Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici, foto archivio, PAT.

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