28. Una prima idea delle Alpi e dei loro abitanti

Lo storico greco Polibio, vissuto all’incirca fra il 200 e il 118 a.C., trascorse parecchi anni a Roma, dove strinse rapporti amichevoli con vari esponenti dell’importante famiglia degli Scipioni; scrisse delle Storie in quaranta libri, con l’intento di descrivere lo Stato romano per un pubblico di lettori greco-ellenistici, e di spiegare le cause della rapida ascesa di Roma a prima potenza del mondo mediterraneo. Nella sua grande opera storica compaiono molte notizie e descrizioni geografiche che egli aveva senz’altro tratto da altri autori, ma che gli derivavano anche dalla conoscenza diretta di luoghi da lui visitati personalmente, sia viaggiando da solo, sia accompagnando uomini politici e generali romani, con cui probabilmente era stato in Italia settentrionale, in Gallia e in Spagna, attraversando dunque le Alpi sud-occidentali.

«[Polibio] nomina soltanto quattro passi: uno che valica nel territorio dei Liguri, vicinissimo al Mar Tirreno, poi quello tra i Taurini, che fu percorso da Annibale, quindi quello che valica nel territorio dei Salassi, e quarto quello che valica nel territorio dei Reti, tutti ripidi e scoscesi».

Il passo qui riportato è tramandato da Strabone, un autore posteriore a Polibio; apparteneva a un libro delle Storie per noi perduto.

La menzione piuttosto generica che Polibio qui fa dei quattro principali valichi alpini riflette il livello di conoscenza e di interesse per le Alpi proprio della sua epoca: poiché nel II secolo a.C. il mondo greco-romano inizia a considerare la grande catena montuosa come un ostacolo enorme ma superabile – Annibale poco prima aveva dimostrato che si poteva farlo! –, ciò che più importa segnalarne sono appunto le zone di passaggio e, di riflesso, le popolazioni che vi abitano. Fra queste, le più orientali dell’elenco sono i Reti, mentre le prime tre – i Liguri, i Taurini e i Salassi – erano non a caso tutte stanziate nelle Alpi occidentali (t VII ), cioè nel settore che rivestiva allora maggiore importanza strategica per il passaggio del traffico militare e commerciale verso la Gallia e la Spagna. Secondo Polibio, la catena alpina forma una linea continua che ha inizio all’altezza di Marsiglia, città affacciata sul tratto di mare considerato ai suoi tempi come la parte più settentrionale del mar Tirreno, e che corre ininterrotta fino all’estremità nord-orientale dell’Adriatico, con una lunghezza totale di molto inferiore alla realtà (2200 stadi corrispondono all’incirca a 390 km). Egli si limita a presentare le Alpi come un orizzonte lontano che delimita a settentrione la Padana, la grande pianura «a forma di triangolo» di cui invece più avanti egli fornirà ai suoi lettori una descrizione dettagliata e ammirata:

«La restante parte [dell’Italia], quella che si protende verso settentrione e il continente, la delimita in modo continuo la catena delle Alpi, che ha inizio da Marsiglia e dalle località affacciate sul mare di Sardegna, e che si estende senza interruzione, tranne per un breve tratto, fino al golfo dove l’Adriatico si allarga del tutto, ma senza congiungersi a questo, poiché termina prima. Presso la catena di cui ho detto, … lungo il suo lato meridionale si estende la pianura più settentrionale dell’intera Italia, di cui ora parlerò, poiché supera per prosperità e vastità tutte le pianure dell’Europa che sono rientrate nella mia narrazione storica. Nel complesso, anche la linea che disegna il perimetro di questa pianura è di forma triangolare. Il vertice di questa figura lo crea il punto d’incontro delle montagne dette Appennini con le Alpi, non lontano dal mar di lungo il lato rivolto a settentrione si trovano le Alpi, che si estendono per duemila e duecento stadi …».

D’altronde, entrambi i versanti delle Alpi (qui Polibio ne prende in considerazione solo il settore occidentale) sono abitati da popolazioni celtiche, dunque «barbare», ma anche queste sono stanziate solo sulle pendici meridionali dei rilievi, perché le cime sono rese del tutto inaccessibili e inabitabili dall’altitudine e dalle nevi eterne:

«Di ciascuno dei due versanti delle Alpi, quello verso il fiume Rodano e quello che si protende verso la pianura di cui ho detto, i Galli chiamati Transalpini abitano le zone collinari e non rocciose rivolte verso il Rodano e a settentrione, mentre i Taurisci, gli Agoni e parecchie altre tribù di barbari abitano quelle rivolte verso la pianura. I Transalpini invero sono così denominati non per una diversità di stirpe, bensì di localizzazione: dato infatti che trans significa ‘al di là’, per questo motivo chiamano Transalpini quelli al di là delle Alpi. Invece le cime sono completamente disabitate per l’asprezza e per la quantità della neve che vi rimane sempre». E.M.

Bibliografia

Polibio, Storie, XXXIV, 18 = Strabone, Geografia, IV, 6, 12; Polibio, Storie, II, 14, 6-9, e II, 15, 8-10.

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