38. Costruire strade, controllare l'Impero

La gestione di un Impero esteso come quello di Roma richiedeva la piena agibilità e il controllo totale del territorio, che potevano essere assicurati solo da un efficiente sistema di vie di comunicazione. Un esempio della velocità degli spostamenti resa possibile dall’ottima qualità delle strade e delle infrastrutture di servizio che le completavano è testimoniato da un episodio dell’anno 9 a.C. avente come protagonista il futuro imperatore Tiberio. Il fatto si svolse proprio sulla strada che sarebbe stata in seguito chiamata via Claudia Augusta:

«[Tiberio] aveva un tale affetto per il fratello Druso che mentre si trovava a Pavia, dove si era recato ad abbracciare i genitori [la madre Livia e il padre adottivo Augusto] di ritorno dalla vittoria sui nemici [nella campagna di Germania], venuto a sapere che quello in Germania si era ammalato e rischiava la vita, sconvolto dal timore partì immediatamente. Che il suo viaggio sia stato rapidissimo, fatto quasi d’un fiato, risulta evidente dal fatto che riuscì a percorrere duecento miglia in un giorno e una notte, attraversando le Alpi e il Reno, cambiando in continuazione cavallo, in un territorio barbaro appena domato e accontentandosi di un’unica guida e compagno di viaggio …».

Evidentemente, a pochi anni dal suo primo tracciato, la strada per la Germania era già in grado di consentire spostamenti estremamente veloci, grazie innanzitutto a un fondo stradale costruito con una tecnica che ne assicurava la tenuta e l’uniformità.

Scavato un fossato fino a raggiungere uno strato roccioso (1), tra due solchi che ne delimitavano la larghezza, si posavano i vari strati di pietrame, cominciando con uno di sassi più grandi (statumen: 2) e proseguendo con altri di ciottoli (rudus: 3) e di ghiaia mista a sabbia (nucleus: 4). Il manto stradale (pavimentum: 5) poteva essere di grosse lastre (bàsoli) oppure di ghiaia pressata. Nel primo caso si aveva una via strata (da cui l’italiano ‘strada’), cioè lastricata; nel secondo una via glareata, cioè ‘inghiaiata’. Il fondo stradale era lievemente convesso per facilitare lo scolo delle acque piovane verso le canalette laterali (7), a loro volta spesso delimitate da còrdoli (crepidines: 6) che fungevano da marciapiedi.

Nelle zone paludose, alla strada veniva assicurata una base stabile e drenante stendendo uno strato di tronchi.

La rapidità del viaggio di Tiberio fu senz’altro eccezionale – velut uno spiritu, dice Valerio Massimo, «quasi d’un fiato» –, e favorita dalla possibilità di cambiare di continuo cavalcatura, che era riservata ai funzionari pubblici e tanto più ai membri della casa imperiale. Ma anche ai privati era consentito usufruire a pagamento di quelle che erano le stazioni di servizio dell’epoca, disseminate a distanza regolare lungo le strade maggiori: semplici luoghi di sosta (stationes) e di cambio (mutationes), oppure complessi più ampi e articolati (mansiones), dove locande e stalle, rimesse e magazzini, e talvolta anche impianti termali, consentivano ai viaggiatori di pernottare, stivare le merci, rifornirsi di provviste, rifocillare i cavalli, fare un bagno caldo …

Il tratto trentino-altoatesino della via Claudia Augusta contava diversi di questi luoghi di sosta, alcuni dei quali hanno lasciato tracce archeologiche più o meno consistenti. A Egna gli scavi hanno riportato alla luce i resti di vari edifici – e, in località Kahn, anche di alcuni metri di un tratto stradale antico – che componevano la mansio di Endidae. In val Venosta, all’altezza di Malles, dalla via Claudia Augusta si staccava una strada che risaliva la val Monastero e si dirigeva a Coira; all’incrocio delle due strade probabilmente sorgeva una mansio. Dalla zona proviene la testa di una statua femminile di Venere, attualmente conservata al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.

Si tratta di una copia di alta qualità, eseguita verso la metà del I secolo d.C., di un originale greco del VI-V secolo a.C. La raffinatezza dell’opera rivela che fu scolpita in un’officina di ottimo livello, senz’altro in ambiente cittadino, da dove arrivò poi in val Venosta, forse per essere collocata in un luogo di culto. Venere era la divinità dinastica degli imperatori giulio-claudi, che si vantavano di essere suoi discendenti; secondo gli archeologi, la presenza di una statua della dea lungo la via Claudia Augusta potrebbe essere messa in relazione con un edificio sacro, eretto nei pressi della mansio, in onore della dinastia a cui apparteneva lo stesso imperatore Claudio. E.M.

Bibliografia

Valerio Massimo, Fatti e detti memorabili, V, 5, 3; V. Galliazzo (ed), Via Claudia Augusta. Un’arteria alle origini dell’Europa: ipotesi, problemi, prospettive / Eine Strasse am Ursprung Europas: Hypothesen, Probleme, Perspektiven, Feltre 2002.

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