10. Vivere sull'acqua: le palafitte

Ma perché vivere sulle palafitte, sopra l’acqua, scegliendo una soluzione edilizia che agli occhi contemporanei sembra tanto dispendiosa dal punto di vista dell’impiego di legname e della forza lavoro? In realtà, la scelta della palafitta risulta ottimale se considerata come adattamento al condizionamento ambientale rappresentato dall’acqua.

Certamente le palafitte non sono un espediente contro il pericolo delle aggressioni di animali feroci e con ogni probabilità nemmeno di gruppi umani ostili, almeno per quanto riguarda gli aspetti culturali a sud delle Alpi. È pur vero, peraltro, che alcuni insediamenti palafitticoli presentano delle palizzate che potevano assolvere a funzioni difensive e che a partire dal Bronzo Medio la comparsa di spade e lance in bronzo è indice di conflittualità. Contemporaneamente agli abitati palafitticoli esistevano d’altro lato nello stesso territorio, talvolta anche a poca distanza, villaggi all’asciutto posti in zone di facile accesso, su dossi, versanti o in ripari sottoroccia. Sembra improbabile che solo alcune comunità nella stessa area geografico-culturale sentissero l’esigenza di difendersi edificando capanne su pali, per timore di animali feroci o di nemici. Le percentuali dei resti ossei animali scoperti negli insediamenti indicano, del resto, una scarsa presenza di bestie ‘feroci’ (limitate all’orso e al lupo), che non dovevano dunque rappresentare una minaccia così temibile. La rispo- Scheda 10 Vivere sull’acqua: le palafitte Ipotesi di capanna su palafitta ricostruita presso l’area archeologica di Ledro *. 64 sta al quesito non è nemmeno da ricercare, banalmente, in un interesse particolare per la pesca, perché non è sostenuto dall’analisi dei resti faunistici.

Ma allora perché le palafitte? La risposta appare più facile tenendo presente che non è esistita una civiltà delle palafitte e che si tratta di un fenomeno transculturale che comprende una realtà composita, come mostra il fatto stesso che ancora oggi in diverse parti del mondo esistono villaggi su palafitta molto diversi fra loro. Una conferma di questa natura transculturale è offerta anche dalla raffigurazione in Egitto, nel tempio dedicato a Hatshepsut a Deir el- Bahri, regina della XVIII dinastia regnante fra il 1.490-1.468 a.C., di capanne sorrette da pali nel paese di Punt. Depone nello stesso senso quanto riferisce nel V secolo a.C. Erodoto a proposito di questo genere di abitato (Erodoto, V,16). D’altra parte a sud e a nord delle Alpi i cicli di sviluppo, declino e abbandono delle palafitte, estesi per circa tre millenni, non furono simultanei e coinvolsero aspetti culturali differenti.

La fioritura delle palafitte si configura, in definitiva, come un’efficace forma di adattamento a particolari condizioni ambientali, in relazione a un’inedita pressione demografica sorretta dal miglioramento delle capacità produttive. Le sponde lacustri, favorevoli alle attività agricole e di allevamento, in definitiva offrivano nuove opportunità di sviluppo. La grande quantità di legname utilizzato per la costruzione delle decine di siti spondali dell’età del Bronzo presuppone profondi riflessi sul paesaggio naturale, con l’apertura di ampi disboscamenti. Se presenze umane in corrispondenza di ambienti umidi sono documentate già nel corso del Paleolitico Superiore e Mesolitico (anche a Fiavé), i primi insediamenti in ambiente umido si riferiscono al Neolitico. È però in coincidenza con lo sviluppo della Cultura detta «di Polada» nel Bronzo Antico, che in Italia settentrionale si rileva una vera ‘esplosione’ del fenomeno delle palafitte destinato a esaurirsi verso la fine del Bronzo Recente, attorno al 1.200 a.C., per cause non precisamente definite.

Dal punto di vista della distribuzione geografica le palafitte si concentrano nell’area perialpina: nell’Italia settentrionale si riscontrano in Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, essenzialmente in corrispondenza delle rive di laghi prealpini, di piccoli bacini lacustri inframorenici e, in misura più limitata, di depressioni fluviali anche di pianura. La massima densità delle testimonianze si localizza attorno al lago di Garda e sulle sue sponde, con un centinaio circa di abitati. Ledro e Fiavé sono i siti più settentrionali. F.M.

Bibliografia

F. Menotti, Living on the Lake in Prehistoric Europe. 150 Years of Lake-dwelling Research, London - New York 2004.


Autorizz. Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, sezione territoriale del Museo delle Scienze di Trento.

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