12. Modelli d'abitato in ambiente umido: il caso di Fiavé

L’ambiente umido di Fiavé ha conservato tracce eccezionali di diverse fasi di insediamento che mostrano una grande capacità di adattamento dell’uomo ai condizionamenti topografico-ambientali. Le ricerche hanno accertato l’effettiva esistenza di palafitte, restituendo un’articolata sequenza di modelli d’abitato (s 11).

Dopo un’episodica attestazione della presenza umana nel Mesolitico, si è individuata una prima fase di occupazione risalente al Tardo Neolitico (detta Fiavé 1): lungo la sponda di un’isoletta (zona 1) furono erette capanne su base isolante costituita da ghiaie e pietre stese su materiale vegetale e tronchi adagiati regolarmente.

Ad un periodo di occupazione della stessa area, agli inizi del Bronzo Antico (Fiavé 2), seguì in un’attigua insenatura (chiamata zona 2) l’impianto nel Bronzo Antico avanzato di un esteso abitato di tipo palafitticolo (Fiavé 3). Le fondazioni sono costituite da decine di pali singoli, ottenuti da conifere, lunghi complessivamente fra i 9 e i 10 m e piantati nell’antico fondo lacustre per circa 4-5 m. Sempre alla fine dell’età del Bronzo Antico risale un analogo nucleo insediativo, localizzato a poca distanza, nella zona di scavo 4. La vita dell’abitato della zona 2 proseguì fino alla fase centrale della Media età del Bronzo (Fiavé 4-5), come mostrano cumuli di resti di pasto, materiale vegetale e oggetti archeologici, anche in fase di lavorazione, caduti o gettati dall’alto.

In una fase successiva del pieno Bronzo Medio tale area venne abbandonata e si sviluppò nella zona 1 – già occupata nel Tardo Neolitico – un nuovo villaggio, detto Fiavé 6, cinto da una palizzata verso il lago, all’epoca profondo 4-5 m. Le fondazioni del villaggio Fiavé 6 lungo la sponda ed entro l’alveo del lago sono costituite da pali verticali a plinto (dotati quindi di fori dove alloggiano traversine), realizzati per bloccare sul fondo un reticolo di travi disposte ortogonalmente fra loro, destinato a distribuire regolarmente il peso delle soprastanti capanne. L’abitato Fiavé 6 mostra la coesistenza di diverse tipologie edilizie, con una notevole capacità di adattamento alla situazione geomorfologica. Lungo la sponda della penisola «su suolo anfibio» ed entro l’alveo lacustre si è riscontrato l’utilizzo delle ingegnose fondazioni a reticolo, realizzate per sorreggere l’impalcato aereo delle costruzioni distribuendo uniformemente il peso delle soprastanti capanne. Sulla sommità della stessa penisola si sono invece osservate costruzioni con pavimento ligneo a livello del suolo, all’asciutto. L’esistenza di impalcati aerei sull’acqua è indicata dalla presenza di cumuli di rifiuti e materiali caduti dall’alto e dal fatto che i pali di fondazione e della palizzata non recano tracce del furioso incendio che distrusse l’abitato: si può quindi dedurre che all’epoca fossero immersi. F.M.

Bibliografia

R. Perini, Scavi archeologici nella zona palafitticola di Fiavé-Carera, I, Trento 1984; F. Marza tico, Prestigio, potere e lusso nel mondo alpino a sud del Brennero, dall’età del Bronzo all’età del Ferro, in F. Marza tico - P. Gleirscher (edd), Guerrieri, Principi ed Eroi fra il Danubio e il Po, Trento 2004, dello stesso autore, L’alto Garda nella preistoria, Riva del Garda 1988.

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