13. L'uomo e il bosco

Le imponenti strutture lignee portate alla luce a Molina di Ledro e a Fiavé ci informano sia sulle ingegnose soluzioni edilizie che potevano variare in relazione alle caratteristiche del sito, sia sulle modalità di sfruttamento delle aree boschive. I pali impiegati a Fiavé come fondazioni per sostenere le capanne o aumentare la tenuta del fondo lacustre, costipandolo, erano ottenuti in grande prevalenza da specie arboree che notoriamente risentono meno dell’umidità: l’abete rosso e quindi il larice, molto resistente a funghi e insetti. I tronchi non venivano piantati interi, ma venivano sezionati con l’impiego di cunei per ottenere più pali rettilinei. I disboscamenti avvenivano ad una quota superiore a quella del sito, al di sopra dei 1.200 m, con un trasporto a valle del legname, evidentemente più redditizio rispetto all’impiego di piante diritte di altre specie che crescono a quote inferiori.

Le diverse fasce di vegetazione dei versanti montuosi circostanti vennero utilizzate in modo differenziato, a seconda della precisa destinazione d’uso del legname o delle fronde: per realizzare strutture, manufatti o per il foraggio. Per le immanicature di asce e falcetti veniva utilizzato prevalentemente legno di faggio, dotato di una buona elasticità. L’originaria foresta di faggio, quercia e ontano – presente nelle zone più umide – attorno al sito risentì ovviamente in modo deciso dell’impatto umano. L’insieme molto articolato dell’attrezzatura lignea di Fiavé, che comprende fra l’altro un giogo e un aratro, una sega e un falcetto con lame in selce, strumenti per la tessitura, cesti, un arco, un copricapo, frullini presumibilmente impiegati per il trattamento del latte e numerosi recipienti che ripropongono anche forme ceramiche, è rivelatore non solo delle capacità tecniche artigianali, ma anche di un uso sapiente delle specie vegetali. In base agli strumenti da realizzare venivano utilizzate parti di piante che spesso avevano già abbozzata naturalmente la forma dell’oggetto desiderato, come nei casi delle immanicature d’ascia, dei contenitori realizzati con i «bulbi marezzati», i cosiddetti «tumori della pianta», o dell’aratro ottenuto da un tronco con biforcazione. F.M.

Bibliografia

R. Perini (ed), Archeologia del legno: documenti dell’età del Bronzo dall’area subalpina, Trento 1988.

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