14. Il lavoro dei campi e la raccolta dei frutti spontanei

Nella palafitta di Fiavé lo studio di semi, frutti carbonizzati e l’analisi dei pollini ha accertato la coltivazione di cereali e leguminose – farro (Triticum monococcum), frumento tetraploide (Triticum dicoccum/ turgidum/durum), spelta (Triticum cf. aestivum), orzo (Hordeum vulgaris), miglio (Panicum miliaceum), pisello (Pisum sativum) – e la raccolta di prodotti spontanei e di erbe commestibili.ù

Fra le specie vegetali sono rappresentate mele (Pyrus malus), pere (Pyrus sp.), fichi (Ficus carica), ciliegie dolci (Prunus avium/ cerasus), more (Rubus fruticosus), fragole (Fragana vesca), lamponi (Rubus idaeus) e sambuco (Sambucus nigra/racemosa).

La grande varietà di cereali documentata a Fiavé è stata interpretata come un sistema cautelativo contro i rischi connessi all’altitudine del sito e alla variabilità del clima dell’ambiente montano. I campi di cereali si trovavano nelle aree pianeggianti nelle immediate vicinanze dell’abitato palafitticolo, le uniche adatte alla coltivazione. È stato ipotizzato pertanto che la scelta di collocare l’abitato lungo le rive del lago possa trovare una spiegazione nella necessità di riservare i suoli migliori all’attività agricola. Questa supposizione presenta un certo grado di convergenza con l’idea che lo sviluppo delle palafitte possa essere messo in relazione con i vantaggi offerti dai terreni prossimi agli specchi d’acqua, resi fertili dal limo, soffici e leggeri e pertanto facili da coltivare sia con la zappa, sia con l’aratro.

In area alpina come in quella padana, nell’età del Bronzo si rileva la presenza di una grande quantità di semi e di noccioli di corniolo (Cornus mas), pianta diffusa nel sottobosco del querceto misto, che offriva pure nocciole (Corylus avellana) e ghiande (Quercus sp.). Per queste ultime si contempla un utilizzo sia per scopi alimentari umani e animali, sia per la concia delle pelli. La massiccia attestazione di corniolo, in particolare dalla Media età del Bronzo, lascia ipotizzare che fosse destinato alla preparazione di una bevanda fermentata.  F.M.

Bibliografia

R. Perini, Scavi archeologici nella zona palafitticola di Fiavé-Carera. Resti della cultura materiale, Trento 1987; F. Marzatico, L’araire et le joug de Lavagnone et de Fiavé (Italie), in P. Pétrequin et al., Premiers chariots, premiers araires. La diffusion de la traction animale en Europe pendant les IVe et IIIe millénaires avant notre ère (CRA Monographies, 29), Paris 2006, pp. 63-69.

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