15. Allevamento e pastorizia

Lo studio dei resti ossei di animali, sterco e pollini conservati nei depositi archeologici della palafitta di Fiavé fornisce numerose indicazioni sull’economia di allevamento che rivestiva notevole importanza. Il bestiame era soggetto a un’attenta selezione, improntata a ottimizzare la produzione di carne, latte e lana in rapporto alle capacità di sostentamento degli animali nelle stagioni meno propizie.

Durante l’estate capre e pecore dovevano pascolare sui versanti montuosi circostanti l’abitato fino in alta quota, come dimostra il ritrovamento di resti ceramici. In autunno secondo un modello di transumanza verticale su brevi distanze gli animali dovevano scendere a valle per cibarsi delle stoppie lasciate appositamente nei campi, come si deduce dalle modalità di taglio delle messi. Si presume, invece, che i bovini pascolassero più vicino all’abitato per rendere maggiormente agevoli le operazioni di mungitura e quindi la lavorazione dei prodotti del latte cui si collegano i frullini, ricavati da cimali di conifera. La stabulazione di caprini e ovini all’interno dell’abitato palafitticolo di Fiavé è provata dalla presenza di sterco animale che ha permesso di riconoscere anche l’impiego di foraggi diversificati a seconda delle stagioni. Come noto in epoca storica, durante il periodo invernale oltre al fieno venivano utilizzati per il sostentamento degli animali ramoscelli privi di foglie, mentre in primavera con foglie. Le analisi dei pollini indicano una notevole incidenza del fieno, probabilmente stoccato nel villaggio per fare fronte al nutrimento dei capi di bestiame nel periodo invernale. La fienagione in quota è riconosciuta perlomeno dall’età del Bronzo, sulla base del recupero di elementi di falcetto in selce; vi è peraltro anche chi reputa che nel contesto dell’economia alpina essa abbia assunto un ruolo economico, su ampia scala, solo a partire dalla conclusione dell’età del Ferro, fra il II e il I secolo a.C., quando comparvero lunghe falci in ferro.

In area alpina come in quella appenninica, è nel Bronzo Antico che si registra un forte aumento dell’impatto antropico legato a pratiche pastorali, con una frequentazione sistematica di pascoli in quota. Questa dinamica è indicata sia dalla presenza in torbiere montane di Plantago lanceolata (collegata all’utilizzo di pascoli), sia di punte di freccia, elementi di falcetto, frammenti di contenitori in ceramica e, più raramente, di probabili resti di strutture di ricovero, come quelli emersi a malga Vacil e Dosso Rotondo presso Storo, a oltre 1.800 m di quota. Le tracce di frequentazione di Riparo di Mandron de Camp, a 1.700 m sul monte Baldo, si collegano a uno sfruttamento stagionale dei pascoli, con una periodica «migrazione» – una monticazione estiva – probabilmente di piccole comunità familiari, accompagnate in base ai resti ossei ritrovati, da tutti gli animali domestici, compresi i maiali.

Va peraltro rilevato che se la transumanza viene considerata come un dato assodato a partire perlomeno dal IV millennio a.C., non vi è unanimità di vedute a proposito del raggio degli spostamenti. Alcuni autori reputano che anche in epoca preistorica siano da contemplare movimenti ciclici a largo raggio, vale a dire di qualche centinaio di chilometri. Altri studiosi ritengono invece che sia errato assimilare la transumanza preromana con quella su lunghe distanze di epoca romana e medievale, per via delle differenze intercorrenti dal punto di vista socio-economico. In effetti, in base a quanto emerso nell’Europa meridionale e nella penisola Balcanica, la transumanza specializzata su larga scala e lunga distanza si configura come un fenomeno relativamente tardo, connesso alla comparsa di grandi mercati urbani e di specializzazioni produttive riscontrabili solamente con l’antichità classica e il medioevo, per quanto nel Vicino Oriente siano documentate anche in precedenza. F.M.

Bibliografia

R. Jones - P. Rowley-Conwy, Plant Remains from the North Italian Lake Dwellings of Fiavé (1400-1200 b.c.), in R. Perini, Scavi archeologici nella zona palafitticola di Fiavé-Carera, I (Patrimonio storico artistico del Trentino, 8), Trento 1984, pp. 323-355; S. Karg, Winter- and Spring-Foddering of Sheep/Goat in the Bronze Age Site of Fiavé-Carera, Northern Italy, in «Environmental Archaeology», 1, 1998, pp. 87-94.

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