29. I gruppi etinici stanziati sulle Alpi

Il breve passo qui riportato è tratto dalla Geografia di Strabone, greco della città di Amasea, oggi Amasya in Turchia, vissuto all’incirca fra il 64 a.C. e il 24 d.C. L’opera fu composta fra il principato di Augusto e quello di Tiberio:

«Sopra Como, che si trova alla radice delle Alpi, su di un versante sono stanziati i Reti e a oriente i Vennoni, sull’altro i Leponzi, i Tridentini, gli Stoni e altri piccoli gruppi etnici …».

La visione che Strabone mostra di avere delle popolazioni alpine è notevolmente evoluta rispetto a quella, assai più vaga, che ne aveva Polibio (s 28), il quale aveva composto la propria opera circa centocinquant’anni prima. Il secolo e mezzo intercorso fra i due autori aveva d’altronde costituito una fase di importanza epocale: le comunità dell’Italia transpadana avevano ricevuto la piena cittadinanza romana, per cui i loro membri erano stati equiparati in tutto e per tutto ai cittadini di Roma; la romanizzazione giuridica, amministrativa, culturale era avanzata fino ai piedi delle Alpi; infine, le guerre alpine e le spedizioni germaniche (s 30, 31) avevano consentito all’Impero di espandersi al di là delle Alpi verso le regioni centro-europee. Strabone registra questo avanzamento di orizzonti: assumendo quale punto di riferimento la città di Como, egli cita i Reti e i Vennoni come etnie del versante settentrionale delle Alpi, indicando così che ai tempi in cui scriveva – verso il 17-18 d.C., cioè poco più di trent’anni dopo la conclusione delle guerre retiche – la denominazione collettiva di «Reti» si applicava soltanto ai vari gruppi stanziati al di là dello spartiacque. Per il nostro autore le popolazioni alpine del versante meridionale che dà sull’Italia non sono più distinguibili come ‘retiche’: da ovest a est, egli riconosce e cita con i rispettivi etnici i tre gruppi dei Leponzi, degli Stoni (di problematica identificazione) e dei Tridentini. Evidentemente, la denominazione di «Tridentini» si applicava collettivamente a varie comunità di valligiani, e forse ne era derivato anche il nome della città che, fondata solo alla metà del I secolo a.C., nel giro di pochi decenni era divenuta il centro di riferimento dell’intero territorio circostante: il nome Tridentum sembra infatti coniato su di una radice indigena latinizzata, probabilmente preesistente alla creazione del centro urbano. Circa cinquant’anni dopo Strabone, le conoscenze dell’epoca riguardo alle popolazioni di entrambi i versanti delle Alpi furono riassunte dall’enciclopedista Plinio (23/24-79 d.C.) in un noto passo del III libro della sua Storia naturale, in cui notizie fantasiose, derivanti da tradizioni più o meno leggendarie, si mescolano con informazioni più attendibili perché tratte dai documenti ufficiali che egli aveva potuto consultare:

«Molte sono le popolazioni stanziate nelle Alpi, ma le più note, da Pola fino alla regione di Trieste, sono i Fecussi, i Subocrini, i Catali, i Menoncaleni, e, prossimi ai Carni, quelli un tempo chiamati Taurisci e ora Norici. Con costoro confinano i Reti e i Vindelici, tutti divisi in molte comunità etniche. I Reti sono considerati di discendenza etrusca, cacciati dai Galli e guidati da Reto. Poi, sul versante delle Alpi rivolto verso l’Italia, stanno le popolazioni euganee, di diritto latino, di cui Catone elenca trentatre centri. Fra queste i Trumplini, una popolazione che fu messa in vendita insieme con il suo territorio, quindi i Camuni e parecchie altre simili, annesse ai municipi più vicini. Sempre Catone ritiene che i Leponzi e i Salassi siano di stirpe taurisca; quasi tutti gli altri autori invece, in base all’interpretazione greca del loro nome, credono che i Leponzi siano quelli fra i compagni di Ercole rimasti indietro perché si erano loro congelate le membra durante la traversata delle Alpi. Allo stesso esercito sarebbero appartenuti anche i Grai, stanziati sulle Alpi Graie, e gli Euganei, di stirpe più illustre, da cui sarebbe derivato il nome; gli Steni ne sarebbero i capi. Nel medesimo settore delle Alpi i Vennonensi e i Saruneti, popolazioni retiche, sono stanziati presso le sorgenti del Reno, e presso quelle del Rodano i cosiddetti Uberi, popolazione leponzia. Vi sono inoltre dei gruppi indigeni cui è stata concessa la cittadinanza di diritto latino, come gli Ottodurensi e i vicini Ceutroni, le comunità Cozie e i Turi di origine ligure, i Liguri Bagienni e quelli detti Montani, e le numerose tribù dei Capillati che si estendono fino al mar Ligure».

La rassegna etnografica di Plinio ha inizio dal settore alpino più orientale, di cui egli cita dapprima i gruppi stanziati sul versante italiano da Pola a Trieste, poi quelli a cavallo e al di là delle Alpi Giulie (i Taurisci o Norici), confinanti a loro volta con Vindelici e Reti, che anche per lui, come già per Strabone, abitano il versante settentrionale delle Alpi; leggendaria è la notizia di una loro discendenza dagli Etruschi, sicuramente originata dal fatto che alcuni gruppi retici meridionali scrivevano utilizzando un alfabeto derivato da quello degli Etruschi della valle Padana (s 19). Ritornando sul versante alpino e prealpino affacciato sull’Italia, e servendosi dell’opera storiografica di Catone (della prima metà del II secolo a.C.), Plinio identifica come «euganei», e non, come ci si aspetterebbe, come retici, i gruppi etnici delle Alpi centro-orientali, che pure distingue dai confinanti Leponzi, i quali in effetti Reti non erano, bensì Celti. Ma anche riguardo all’origine di tutti costoro ricorre a una tradizione leggendaria, quella di una loro discendenza dai compagni di Ercole. Alle loro spalle, al di là delle Alpi, stanno altre popolazioni retiche, in prossimità dell’alto corso del Reno; mentre, spostandosi a sud-ovest verso le sorgenti del Rodano, ai popoli di etnia retica subentrano quelli di etnia celtica. La rassegna si conclude con i popoli stanziati nel settore sud-occidentale delle Alpi italiane compreso fra il Piemonte e la Liguria, dove l’arco alpino termina affacciandosi sul mare (t VII). E.M.

Bibliografia

Strabone, Geografia, IV, 6, 6; Plinio, Storia naturale, III, 132-135.

Invia un contributo

Registrazione

Per inviare un contributo:

  • se sei già registrato, accedi tramite il login qui sotto
  • se non sei registrato, crea un nuovo account per registrarti.