33. La celebrazione della vittoria sulle popolazioni delle Alpi

Il pieno controllo dei due versanti delle Alpi in tutta la loro estensione, da est a ovest, che fu raggiunto nel 14 a.C. alla conclusione delle guerre alpine, consentì ad Augusto di ampliare in tutta sicurezza i confini dell’Italia (quello occidentale fu fissato al fiume Varus/Var, a ovest di Nizza, quello orientale al fiume Arsa, in Istria) e di concentrare truppe e risorse in parte a nord, in Germania (area di attività di Druso fra il 12 e il 9 a.C. [s 4]), in parte a est, nelle regioni balcanico-danubiane (dove la grande campagna del 12-9 a.C. fu guidata prima da Agrippa, poi da Tiberio).

La vittoria riportata dal princeps sui popoli delle Alpi, così importante per l’espansione e il consolidamento dell’Impero, venne celebrata con molte iniziative ufficiali, fra le quali spicca senz’altro il grandioso monumento trionfale che nel 6 a.C. fu eretto su di uno sperone roccioso a picco sulla baia di Monaco, dove le Alpi Marittime sembrano appunto terminare a strapiombo sul mare. Si trattava di un edificio imponente, un ‘trofeo’ i cui resti segnano ancora oggi il paesaggio della zona (lo stesso nome odierno della località, La Turbie, deriva da tropaeum).

Sulla facciata anteriore della base quadrangolare del monumento era apposta un’iscrizione di cui restano solo pochi frammenti, ma che fortunatamente ci è stata tramandata da Plinio, il quale ne ha riportato il testo a conclusione della sezione dedicata all’etnografia delle Alpi (s 29) della sua Storia naturale:

«Non mi sembra fuoriluogo inserire a questo punto l’iscrizione del monumento che celebra il trionfo sulle Alpi, che recita così: ‘All’imperatore Cesare Augusto, figlio del Divino, pontefice massimo, acclamato imperator quattordici volte, titolare della diciassettesima potestà tribunizia, il Senato e il popolo romano dedicarono, poiché sotto il suo comando e i suoi auspici tutte le popolazioni alpine che si estendevano dal mare Superiore a quello Inferiore sono state sottomesse al potere del popolo romano. Popolazioni alpine sconfitte: Trumplini, Camuni, Venosti, Vennoneti, Isarci, Breuni, Genauni, Focunati, quattro tribù dei Vindelici, Cosuaneti, Rucinati, Licati, Catenati, Ambisonti, Rugusci, Suaneti, Caluconi, Brisseneti, Leponzi, Uberi, Nantuati, Seduni, Varagri, Salassi, Acitavoni, Medulli, Ucenni, Caturigi, Brigiani, Sogionzi, Brodionzi, Nemaloni, Edenati, Vesubiani, Veamini, Galliti, Triullati, Ecdini, Vergunni, Egui, Turi, Nematuri, Oratelli, Nerusii, Velauni, Suetri’. Non sono state aggiunte le dodici comunità Cozie, che non erano entrate in guerra, né quelle annesse ai municipi in forza delle legge Pompea».

Il testo dichiara che il monumento era stato costruito dal senato e dal popolo di Roma in onore di Augusto, per celebrare la sottomissione delle popolazioni stanziate su tutto l’arco alpino, dall’estremità affacciata sull’Adriatico (il «mare Superiore») a quella sul Ligure-Tirreno (il «mare Inferiore»), da lui promossa e diretta. Grazie alla titolatura del princeps l’iscrizione è databile con precisione all’anno 7-6 a.C.: Augusto risulta esercitare la sua diciassettesima potestà tribunizia, cioè una serie di prerogative di durata annuale che gli erano state conferite una prima volta nel 23 a.C. e che da allora gli erano state rinnovate ogni anno. Alla dedica segue l’elenco di quarantanove gentes devictae, cioè dei «gruppi etnici sconfitti con le armi», alcuni dei quali non sono identificabili con certezza, mentre altri sono noti o facilmente riconoscibili: fra questi, per limitarci al versante italiano delle Alpi, i Trumplini della val Trompia, i Camuni della val Camonica, i Venosti della val Venosta, gli Isarci della valle dell’Isarco, i Breuni dell’area del Brennero, i Leponzi stanziati fra Ticinese, Vallese e val d’Ossola, i Salassi della Valle d’Aosta … Delle popolazioni del versante settentrionale citate nell’iscrizione, alcune sono di etnia retica, altre celtiche, altre norico-germaniche. A conclusione dell’elenco, Plinio afferma che Il resti del monumento trionfale eretto nel 6 a.C. in onore di Augusto a La Turbie, sulla Costa Azzurra. ne sono esclusi i gruppi etnici che non erano scesi in guerra, fra cui le dodici civitates di Cozio, cioè le dodici «comunità» delle Alpi occidentali il cui capo si era accordato con i Romani senza combattere, così come altri gruppi alpini che grazie a un’apposita legge erano stati già da tempo pacificamente annessi alle città romane (municipia) a loro vicine. Di questi ultimi, che Plinio indica genericamente senza nominarli, dovevano fare parte anche alcuni gruppi valligiani del Trentino (gli Anauni, i Sinduni e i Tulliassi) che ci sono noti da altre fonti e che evidentemente non avevano opposto resistenza all’avanzata di Roma nella valle dell’Adige.

La celebrazione propagandistica delle vittorie alpino-retiche venne diffusa per tutto l’Impero, anche mediante l’erezione di complessi statuari o monumentali che raffiguravano i popoli e le terre soggiogati da Roma a seguito delle imprese militari del princeps: ne è un esempio il Sebasteion (il tempio in onore di Augusto e della dinastia giulio-claudia) eretto nella prima metà del I secolo d.C. da una coppia di ricchi cittadini della città di Afrodisia di Caria (oggi in Turchia). Qui, il percorso lastricato di accesso al tempio era fiancheggiato su entrambi i lati da gallerie ornate con statue antropomorfe ad altorilievo che riproducevano appunto le genti e i territori sotto il dominio di Roma, nominati dall’iscrizione incisa sul piedestallo delle singole statue. Sono state rinvenute fra le altre le due basi delle statue femminili (perdute) che raffiguravano l’éthnos Rhaitòn (popolo dei Reti) e l’éthnos Trounpleinòn (popolo dei Trumplini). E.M.

Bibliografia

Plinio, Storia naturale, III, 136-138 = ILS 94. Per le statue del Sebasteion di Afrodisia, R.R.R. Smith, Simulacra gentium: the Ethne from the Sebasteion at Aphrodisias, in «The Journal of Roman Studies» 78, 1988, pp. 50-77.

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