34. «Tridentum» romana, Trento moderna

La ricostruzione della pianta della città antica, qui sovrapposta a una fotografia aerea della città attuale, si basa soprattutto sui dati archeologici provenienti da esplorazioni mirate o da rinvenimenti fortuiti in varie zone del centro. Mentre i numerosi resti della cinta muraria, i tratti di diverse strade, le tracce dell’anfiteatro consentono di ricostruirne con buona approssimazione la collocazione e le dimensioni, restano ignote la localizzazione e l’estensione dell’area forense.

L’ipotesi tradizionale, che identificava il foro nell’area di Santa Maria Maggiore, sembra ora messa in discussione dall’esito degli scavi condotti dal 2007 al 2008 nell’area della chiesa, che hanno portato in luce i resti di una vasca forse appartenente a uno stabilimento termale, e non di altri edifici pubblici più propriamente forensi. Benché la limitatezza della superficie indagata non permetta di escludere che il foro si estendesse comunque in un’area non lontana da quella interessata direttamente dallo scavo, va comunque ricordato che gli spazi forensi delle fondazioni romane in Cisalpina occupavano solitamente gli isolati all’incrocio fra il cardo e il decumano, che a Tridentum doveva trovarsi all’incirca nell’area su cui venne in seguito costruito il palazzo Thun, nell’attuale via Belenzani.

A differenza di quanto si riscontra in altre città dell’Italia settentrionale, dove la viabilità urbana e i quartieri del centro storico riproducono la struttura a maglie regolari della precedente città romana, la fisionomia della Trento moderna è stata prodotta da interventi urbanistici condotti fra XV e XVI secolo: innanzitutto, l’apertura della contrada Larga (l’odierna via Belenzani), con lo sventramento degli isolati medievali sorti su quelli antichi.

La carta disegnata nel 1563 da Giovanni Andrea Vavassore, attualmente conservata al Haus-, Hof- und Staatsarchiv di Vienna, permette di riconoscere alcuni elementi già propri della città antica e dei suoi immediati dintorni: – il ponte sull’Adige che ne costituiva l’unico accesso settentrionale;

– il decumano maggiore che da un lato sboccava alla Portèla, sul tratto occidentale della cinta muraria antica ancora parzialmente visibile, dall’altro a una porta orientale che immetteva nelle grandi strade dirette a nord e a est;

– le vie nord-sud che correvano parallele al cardo maximus cancellato dagli isolati prospicenti la contrada Larga;

– il primo tratto della grande strada per Verona che usciva dal lato meridionale della città perfettamente in asse rispetto al punto (sotto il palazzo Pretorio) corrispondente alla porta Veronensis;

– la distanza del lato occidentale del centro urbano dal corso dell’Adige, e la conseguente separazione dalla città della zona di Piedicastello. E.M.

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