36. Il confine nord-orientale del «municipium»

 

Su di una parete del monte Pèrgol, nella catena del Lagorai in val Cadino, a 2.019 m d’altitudine, è visibile un’iscrizione, incisa direttamente sulla roccia. Il testo latino – Finis inter / Trid(entinos) et Feltr(inos) / lim(es) lat(us) p(edes) IIII – è così traducibile: «Confini tra i Tridentini e i Feltrini. Limite largo quattro piedi».

Evidentemente, il monte Pèrgol costituiva un punto della linea ideale lungo la quale correva il confine fra i territori di Tridentum e di Feltria/Feltre, rispettivamente assegnati ai due municipia (t IX). L’iscrizione è infatti databile entro la metà del I secolo d.C., fra il regno di Augusto (31 a.C. - 14 d.C.) e quello di Claudio (41-54 d.C.), periodo in cui fu completata la municipalizzazione di questo settore delle Alpi italiane, e furono stabilite l’istituzione e l’estensione delle limitrofe province alpine di Rezia e di Norico. Fu allora possibile stabilizzare definitivamente i confini fra i municipia alpini italiani e fra questi e le nuove province. Si trattò senz’altro di operazioni complesse, affidate a tecnici professionisti detti agrimensori (agrimensores o gromatici), che compivano i rilievi e raccoglievano tutta la documentazione necessaria: prima di tracciare un confine si teneva conto di eventuali situazioni preesistenti, rispettando dove era possibile i rapporti di proprietà già vigenti e i modi del possesso tradizionali.

In val Cadino passava dunque un tratto del confine orientale del territorio tridentino, al di là del quale iniziava il territorio feltrino (che comprendeva l’odierna Valsugana). Ma l’iscrizione documenta anche che il confine aveva una larghezza prestabilita di quattro piedi romani: vale a dire, era costituito da una striscia di rispetto di circa 120 cm, una misura tuttora adottata per le fasce prative di sfalcio che ancora oggi fungono da confine nelle valli di Fassa e del Cordevolo.

L’esistenza di un confine così accuratamente segnato, a un’altitudine così elevata, e in una zona così marginale dei territori di entrambi i municipia, rivela che sia i Tridentini sia i Feltrini avevano tutto l’interesse a conoscere con certezza a chi appartenevano quei terreni. Infatti, la precisa delimitazione dei suoli assegnati alle rispettive comunità, anche di quelli più impervi e periferici, rivestiva grande importanza per l’economia delle città di montagna, che potevano trarre buoni introiti dalle risorse dei boschi e dei pascoli di loro proprietà, sfruttandole direttamente oppure appaltandole a privati. E.M.

 

Bibliografia

SI VI (Trid.), 1.

Invia un contributo

Registrazione

Per inviare un contributo:

  • se sei già registrato, accedi tramite il login qui sotto
  • se non sei registrato, crea un nuovo account per registrarti.