43. Aziende agricole nella valle dell'Adige

  I terreni agricoli migliori della regione si concentravano per lo più lungo tutto il fondovalle atesino, in piano e sulle conoidi addossate ai rilievi circostanti, dove infatti i dati archeologici indicano che la densità degli insediamenti era maggiore. Fra questi spicca, per le dimensioni e la qualità degli edifici, la grande villa che fu scoperta a Isera negli anni Quaranta del secolo scorso, e che da allora è stata oggetto a più riprese di indagini e scavi.

Dell’edificio, che sorgeva affacciato sull’Adige a 60 m di altezza, è stata finora esplorata un’estensione di circa 300 m²; le dimensioni e la qualità della costruzione, composta da un piano rialzato costruito su di un terrapieno e di un primo piano, fanno ritenere che si trattasse di una bella villa di campagna al centro di un’ampia proprietà fondiaria. Il piano rialzato era costeggiato da un loggiato e contava vari ambienti d’abitazione e di servizio, alcuni anche di notevole ampiezza: due sale da pranzo (triclinia), due stanze più piccole (cubicula), una cucina con annessi due locali di servizio, una latrina e una zona destinata al bagno, con vasche, condotte d’acqua e impianto di riscaldamento sotto il pavimento.

Sono stati inoltre rinvenuti numerosi frammenti dell’intonaco affrescato che rivestiva e decorava gli ambienti della parte padronale, sia al piano rialzato sia a quello superiore, che crollò durante l’incendio che distrusse l’edificio. La presenza di bagni e del sistema di riscaldamento, insieme con la raffinata decorazione degli interni, con i resti degli utensili di cucina e di vasellame in bronzo, e con i fregi anch’essi di bronzo che decoravano i letti tricliniari, indicano che i proprietari avevano un alto tenore di vita, e dovevano perciò essere molto abbienti. Si ritiene che essi appartenessero all’aristocrazia veronese, poiché la zona di Isera era compresa nel territorio municipale di Verona. Certo, l’edificio non trova paragoni in tutto l’attuale Trentino-Alto Adige.

Ben diversa doveva apparire l’azienda agricola che sorgeva a Mezzocorona, in località Drei Cané, alla foce del Noce. Il sito, che iniziò a essere frequentato già verso la metà del I secolo a.C., per tutto il corso del I secolo d.C. mantenne le caratteristiche di un modesto abitato indigeno. Nel secolo successivo fu invece oggetto di una ricostruzione completa, con alcune novità significative: vennero utilizzati laterizi provenienti da fornaci sorte in zona e pietre squadrate prese da cave locali; inoltre, la presenza di alcune monete di II secolo indica che i residenti iniziarono a servirsi del denaro coniato, segno che erano entrati nel sistema economico e monetario dell’Impero.

Gli abitatori di Drei Cané praticavano la viticoltura e la cerealicoltura, allevavano ovini e suini, coltivavano legumi, ortaggi e frutta; erano probabilmente fattori e coltivatori dipendenti da un proprietario residente altrove, forse in città, che aveva investito dei capitali nella ristrutturazione degli edifici e nell’impianto dell’azienda agricola. La fattoria era infatti composta quasi esclusivamente di fabbricati di servizio; gli ambienti destinati ad abitazione erano pochi e modesti, privi di impianto di riscaldamento e di condutture per l’acqua o per gli scarichi. Dunque vi mancava una parte residenziale riservata ai proprietari, diversamente da quanto avveniva a Isera e in genere nelle aziende agricole impiantate sulle grandi proprietà fondiarie (villae).

Il sito fu attivo per circa due secoli; la decadenza incominciò in età imperiale avanzata e portò al suo abbandono entro la fine del IV secolo; allora ne iniziò lo spoglio, che si protrasse per i due secoli successivi. E.M.

Bibliografia

M. De Vos, La villa romana di Isera, in U. Tecchiati (ed), Dalle radici della storia, Rovereto 1996.

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