46. Culti e divinità

Il fenomeno dell’identificazione di divinità indigene con divinità romane, diffuso in tutte le aree periferiche dell’Impero, è particolarmente evidente per alcuni dei tanti dei che erano venerati in Trentino, innanzitutto per Saturno. Il suo culto si concentrava fra il capoluogo e la val di Non; qui sorgevano vari santuari, a Sanzeno, a Romeno (dove esiste ancora il toponimo «Sadorni») e, il più importante, in località Campi Neri di Cles.

Gli studiosi pensano che nel culto del Saturno romano proseguisse quello della più importante divinità maschile indigena, di antica origine retica. I fedeli gli si rivolgevano considerandolo un protettore venerabile e potente a cui affidarsi per avere aiuto e tutela, come indicano ad esempio le due epigrafi seguenti, incise su due piccoli altari trovati l’uno al Doss Trento, l’altro in città:

«Al santo dio Saturno, come offerta votiva, Claudio Vittorino [dedicò] una statua con piedestallo per la salvezza sua e di tutti i suoi, volentieri, con gioia e gratitudine».

«Al venerabile Saturno. Lucio Nonio Sabino ha consacrato [questo altare] sciogliendo un voto volentieri, con gioia e gratitudine».

Ugualmente, nel culto della dea romana Minerva, anch’esso assai diffuso in tutta la regione, doveva proseguire quello della maggiore divinità femminile indigena; il santuario principale sorgeva probabilmente a Panté di Povo, presso Trento, da dove provengono due iscrizioni e un altarino dedicato alla dea (e dove, significativamente, non molto tempo fa esisteva ancora il toponimo «a Minerf»):

«Lucio Calvenzio Firmo sciolse un voto a Minerva, volentieri e gratamente».

L’assimilazione a Minerva della più importante dea indigena trova riscontri in tutto il mondo retico-celtico-veneto, ed è ad esempio attestata anche in un’altra area alpina, la Valcamonica, dove il grande santuario ‘etnico’ di Breno era appunto dedicato a Minerva.

Altre divinità erano invece di più o meno antica importazione. Il culto di Ercole, proveniente dal mondo italico, già in età preromana era diffuso in tutta la regione, ma anch’esso pare essersi particolarmente radicato in val di Non, con luoghi di culto a Sanzeno, a Mechel e, forse, a Dercolo (un altro toponimo ‘parlante’?). La fortuna di Ercole in Trentino è spiegabile in quanto il dio era considerato il nume tutelare di chi viaggiava per zone montuose e impervie, ma anche delle mandrie e delle greggi, nonché dei pastori itineranti fra i sentieri e gli alpeggi della transumanza. Inoltre, col nome di «Ercole delle rocce» (Hercules Saxanus) a Trento lo si venerava anche come protettore di coloro che lavoravano nelle cave.

Fra le numerose divinità orientali che vennero importate in età imperiale, la più venerata in tutta la regione fu senz’altro Mitra, il dio della luce di origine persiana il cui culto fu era stato ampiamente rielaborato all’interno del mondo romano. Il mitraismo prevedeva un’iniziazione misterica, e prometteva una sorta di immortalità ai fedeli che agissero con lealtà, devozione e coraggio; pertanto, ebbe grande fortuna fra i soldati, motivo per cui risulta diffuso innanzitutto nelle zone più militarizzate dell’Impero e in quelle, come appunto la valle dell’Adige, particolarmente interessate dal transito degli eserciti.

Luoghi di culto di Mitra (mitrei) sono attestati in val di Non e in varie località altoatesine; poiché i riti prevedevano che i fedeli si riunissero nelle viscere della terra, si tenevano in ambienti sotterranei, ma, preferibilmente, in grotte o caverne naturali. Da un’area rocciosa posta sotto la cascata di Sardagna, in località San Nicolò, proviene un altare che reca questa iscrizione votiva:

«A Mitra, dio invincibile, Lucio Claudio Giusto con i figli Giusto e Giustino offre in dono [questo altare]».

Poiché nello stesso luogo è stata rinvenuta anche un’altra iscrizione riguardante il culto mitraico, si è pensato che là si trovasse un mitreo. E.M.

Bibliografia

CIL V, 5021 = (dal Doss Trento); CIL V, 5024 (da Trento); CIL V, 5016 (da Panté di Povo); CIL V, 5013 = ILS 3457 (da Trento); CIL V, 5019 (da San Nicolò di Trento).

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