48. Centri abitati e scorte alimentari

Teoderico non si limitò a organizzare la difesa della provincia Venetia mediante il controllo territoriale e la fortificazione delle aree frontaliere e di valico che la cingevano a nord; egli infatti si propose anche il rafforzamento degli insediamenti, cercando evidentemente di contrastare l’impoverimento demografico e abitativo di varie zone della provincia stessa. In questo senso può essere interpretata un’altra delle lettere ufficiali che Cassiodoro componeva a nome del re, destinata ai proprietari di Feltre (possessores Feltrini):

«Ciò che è di comune necessità deve essere compiuto mediante l’impegno assiduo di molti, poiché non è opportuno che pochi si facciano carico di ciò che notoriamente va a vantaggio di parecchi, e che gli ordini del re siano eseguiti tiepidamente e con lentezza, mentre ciò che sarebbe utile viene delegato a chi non ha la forza di farlo. Ordiniamo pertanto, in nome dell’autorità a noi conferita, che nella regione Tridentina si costruisca un centro abitato. Ma poiché la limitatezza del territorio non potrebbe far fronte all’ampiezza dell’opera, la nostra preveggenza ha stabilito che voi, che siete uniti dall’essere vicini, affrontiate tutti insieme l’opera di costruzione dei muri, avendone fissato e concordato i costi …».

Non si sa né dove l’abitato dovesse sorgere, né se fu mai costruito; secondo un’opinione comunemente accettata, il sito doveva sorgere in Valsugana, zona di confine fra i territori di Tridentum e di Feltria. In effetti, alcuni dati archeologici ed epigrafici attestano che nei dintorni di Calceranica e di Caldonazzo in età tardo-antica dovevano esistere proprietà fondiarie di una certa estensione; tuttavia, poiché risulta che l’alta Valsugana non sia mai stata densamente popolata, sembra improbabile che vi fosse la necessità di fornire un nuovo centro abitato, una civitas, a una popolazione nel complesso scarsa.

Si potrebbe ipotizzare che il nuovo centro avesse invece un altro scopo, e che dovesse servire quale luogo di immagazzinamento e di conservazione dei prodotti agricoli che i proprietari dei terreni agricoli situati nella zona, membri o della comunità feltrina o di quella tridentina, erano tenuti a versare come tributi in natura, secondo il sistema di tassazione detto «annona». Dunque, i Feltrini sarebbero stati obbligati da Teoderico a partecipare alla costruzione di un complesso di edifici situati sì nel limitrofo territorio di Trento, ma utile anche a loro, in quanto la struttura avrebbe ospitato i magazzini e i granai nei quali i possessores sia di Trento sia di Feltre erano tenuti a conferire le loro quote di prodotto.

Altre notizie fornite da Cassiodoro confermano che nel territorio tridentino l’ammasso di derrate per il fisco veniva compiuto con difficoltà minori che altrove. Dopo la morte di Teoderico (526 d.C.), Cassiodoro mantenne un ruolo importante anche sotto il successore Teodato, per il quale rivestì la carica di prefetto del pretorio, che in età gota corrispondeva a una sorta di ministro plenipotenziario del re. In questa veste, nell’anno 535-536 egli ricevette da Teodato l’ordine di prendere provvedimenti volti ad alleviare le tristi condizioni di varie regioni dell’Italia settentrionale, colpite da carestia. Le disposizioni del re sono trasmesse anch’esse per lettera:

«… il coltivatore è destinato alla fame futura, se non va in soccorso di colui che ne ha bisogno. Pertanto: si dice che all’industriosa Liguria e alle fedeli Venezie sia venuta meno la produzione agricola; ma ora questa sorga dai granai, giacché è cosa assolutamente empia costringere alla fame degli agricoltori privi di mezzi, quando i magazzini sono strapieni. E perciò, Vostra Eccellenza, nelle prerogative della carica conferitavi affinché possiate sfamare la popolazione con le riserve … provvedete affinché ai Veneti sia data … la terza parte, secondo la quantità sopra stabilita, delle scorte presenti nei granai di Treviso e di Trento …».

Il re ordina a Cassiodoro di sopperire alla carestia che ha colpito varie zone dell’Italia annonaria (Liguria era detto allora tutto il Nord-Ovest; Venetiae l’intero Nord-Est) prelevando da altri più fiorenti territori cittadini, fra cui quello tridentino, la terza parte delle scorte di cereali conservate nei granai pubblici (horrea publica), dove veniva appunto conferito, immagazzinato e custodito il frumento corrispondente alla quota annonaria dovuta dai possessores locali.

Gli horrea erano in genere strutture imponenti, composte di numerosi vani e di cortili interni, talvolta dotate di cinte murarie e di porte d’accesso, situate in campagna e lungo strade che consentivano di giungervi agevolmente dai campi. Collegando fra di loro le notizie che Cassiodoro fornisce nelle due lettere qui riportate, si sarebbe tentati di identificare nelle strutture adibite alla raccolta annonaria di Trento una civitas come quella – se non proprio quella! – che, una decina di anni prima, Teoderico aveva imposto di costruire ai possessores Feltrini in collaborazione con i Tridentini. E.M.

Bibliografia

Cassiodoro, Variae, V, 9; X, 27, 2-3.

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