11. Le politiche comunali per il «Risorgimento economico» del Trentino

A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento il Trentino si trovò a dover affrontare una situazione economica assai pesante, che si era tradotta in un’impennata dei flussi migratori e in un generale impoverimento del paese. In un contesto caratterizzato dalla scarsità di capitale finanziario e da un’economia di mercato ancora poco sviluppata, alcuni enti pubblici provarono a mettere in atto politiche di sostegno allo sviluppo territoriale.

Ciò fu reso possibile anche grazie alla normativa austriaca sugli enti locali del 1849 e del 1862, che prevedeva la possibilità di concedere ai maggiori centri urbani statuti propri, assegnando ai municipi facoltà di intervento piuttosto ampie in diversi settori della vita pubblica. In Tirolo le città che godettero di questa particolare condizione furono Innsbruck, Bolzano, Trento e Rovereto, alla guida delle quali stava emergendo un nuovo gruppo sociale composto da esponenti della borghesia commerciale, produttiva e delle professioni, di prevalente orientamento liberale, convinti della necessità di far fronte all’evidente ritardo del territorio mediante un’articolata politica di modernizzazione. Un attivismo che in Trentino va letto anche alla luce della lotta per l’autonomia da Innsbruck: in mancanza di maggiori spazi di autogoverno per la parte meridionale del Tirolo nel suo complesso, e a fronte della debolezza dell’intervento pubblico del Land, le città erano diventate il banco di prova per le proposte politiche del ceto dirigente liberale, che si era posto come obiettivo quello che all’epoca fu definito il «risorgimento economico» del Trentino.

Trento fu la prima città del Tirolo a mettere in atto una politica interventista. Già con il secondo mandato a podestà di Paolo Oss Mazzurana, che ebbe inizio il 17 novembre 1884, prese infatti il via una stagione di forte protagonismo dell’amministrazione comunale, con un progetto di valorizzazione delle risorse locali che, facendo perno sul capoluogo, avrebbe dovuto andare ben al di là del territorio comunale, espandendosi sul territorio. Cruciale in questo senso fu la realizzazione di una centrale elettrica, l’ideazione di una rete di ferrovie a scartamento ridotto che, convergendo su Trento, dovevano agevolare la mobilità delle vallate laterali, creando nuove connessioni di mercato e dando incentivo all’«industria del forestiero », il turismo. A questo periodo risale poi il coinvolgimento sempre più significativo – e non sempre esente da tensioni – della Cassa di risparmio di Trento nei progetti promossi dal comune, che fu possibile grazie anche al sodalizio politico e ideale che legò il direttore dell’istituto, Vittorio de Riccabona, protagonista di primo piano del dibattito politico ed economico dell’epoca, al podestà Oss Mazzurana. Dotare il territorio di nuove infrastrutture energetiche e di trasporto era un’operazione costosa, che difficilmente poteva essere condotta con le scarse risorse finanziarie proprie dei comuni. Ecco dunque che le Casse di risparmio, legate per la propria natura istituzionale alle città, misero a disposizione ingenti capitali per gli interventi dei municipi. La morte di Oss Mazzurana, avvenuta nel 1895, segnò una temporanea battuta d’arresto del processo, ma le iniziative, le idee e le pratiche operative di quel periodo avevano posto le basi per alcune linee di sviluppo che, non 1915 a Trento si alternarono ben sei podestà) si sarebbero protratte fino allo scoppio della guerra.

Anche Rovereto partecipò a questa fase di protagonismo economico dei municipi. Le amministrazioni comunali a cavallo del secolo furono guidate da una figura autorevole come Valeriano Malfatti e, sebbene in ritardo rispetto alle altre città del Tirolo meridionale nel cogliere le implicazioni positive legate alla risorsa idroelettrica, furono però attive nel promuovere nuove iniziative, sia nel campo della formazione professionale che nel sostegno alla localizzazione di imprese manifatturiere. Tra il 1899 e il 1915 furono una quindicina le industrie di un certo rilievo che si insediarono in città; l’azione comunale mirava a ridare nuova linfa a quella che si riteneva essere la vocazione manifatturiera della città, che il declino del setificio aveva pesantemente messo in discussione.

L’intervento municipale non si sarebbe esaurito con la fine della monarchia asburgica. Nonostante i profondi cambiamenti dell’assetto politico-istituzionale, le due principali amministrazioni comunali del Trentino continuarono, tra luci e ombre, ad avere un ruolo attivo nella promozione economica anche nei decenni successivi, anticipando un impegno che, su scala maggiore e con mezzi diversi, sarebbe poi stato messo in campo dalla Regione prima, e dalla Provincia autonoma poi. A.B.

Bibliografia

M. Bigaran, I Comuni: dall’ordinamento asburgico al regno d’Italia, in G. Ferrandi - G. Pall aver (edd), La Regione Trentino - Alto Adige/Südtirol nel XX secolo, I: Politica e istituzioni, Trento 2006, pp. 109-122, e A. Bonoldi, Economia e istituzioni: una costruzione sociale e politica del mercato?, in A. Leonardi (ed), La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol nel XX secolo, II: Economia: le traiettorie dello sviluppo, Trento 2009, pp. 55-81.

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