14. L'università negata

Il passaggio al Regno d’Italia delle terre venete nel 1866 aveva privato gli italiani d’Austria del proprio ateneo di riferimento, quello di Padova. Gli studenti trentini si trovarono così nella condizione di dover decidere se svolgere il proprio corso di studi in università italiane (senza però che il titolo di studio conseguito fosse riconosciuto dalle autorità austriache) o se frequentare gli atenei dell’Impero, dove le lezioni erano svolte in lingua tedesca.

La mancanza di istituti universitari nei territori italiani fu subito percepita come un problema di assoluta rilevanza e diventò rapidamente uno dei temi privilegiati della lotta politica nazionale condotta nelle terre italiane del Tirolo e nella zona adriatica dell’Impero. In gioco non c’erano solo questioni legate all’istruzione: negare la possibilità di avere una propria sede universitaria costituiva per la componente italiana un significativo ostacolo alla formazione di un’élite politica e intellettuale.

Nel Parlamento austriaco si discusse a lungo della fondazione di un’università italiana a Trieste, ma il governo vi si oppose, vanificando gli sforzi compiuti dal fronte che aveva unito socialisti e liberali (sia trentini che adriatici) nelle rivendicazioni per un ateneo italiano.

La battaglia, dalle accese implicazioni nazionali, fu in buona parte alimentata dalle associazioni studentesche sorte negli anni Novanta per tutelare i diritti degli universitari italiani d’Austria. Promossa tra gli altri da Antonio Piscel, Giovanni Lorenzoni e Cesare Battisti, sorse nel 1894 la Società degli studenti trentini, vero motore delle vicende relative alla questione universitaria. Due anni dopo nacque l’Associazione universitaria cattolica trentina, sorta su impulso di Edoardo De Carli e Emanuele Lanzerotti. Pur con pesi differenti (l’associazione di matrice laica era più dinamica e strutturata), entrambe le società rivendicarono la necessità di dotare le terre italiane di un proprio ateneo.

Il momento più caldo degli scontri nazionali legati alla questione universitaria si ebbe tra il 1903 e il 1904, dopo che già nel 1901 si erano avuti scontri e segnali di grande tensione in occasione della prolusione del corso di procedura civile tenuto a Innsbruck dal giurista trentino Francesco Menestrina. Nel novembre 1903 l’inaugurazione della «libera Università» (dunque autonoma rispetto all’ateneo tirolese) promossa dalla Società degli studenti trentini con l’appoggio di numerosi uomini di cultura italiani fu all’origine di tafferugli e robuste contestazioni. Il governo imperiale intervenne e proibì le lezioni, vanificando il progetto di corsi liberi per gli studenti italiani cullato tra gli altri da Cesare Battisti, Scipio Sighele e Francesco Menestrina. Scontri ancor più duri si ebbero nel novembre 1904 in occasione dell’inaugurazione di un corso di laurea in giurisprudenza tenuto in lingua italiana (una cosiddetta «cattedra parallela»). I tafferugli causarono la morte di un pittore ladino e portarono all’arresto di 138 studenti italiani, tra cui Cesare Battisti – non più studente ma ancora sensibile alle battaglie universitarie – e Alcide De Gasperi, presidente dell’Associazione universitaria cattolica trentina.

I fatti di Innsbruck decretarono l’archiviazione del progetto di un’università italiana in terra d’Austria. Nell’aprile 1905 venne discusso al Reichstag il disegno di legge per l’apertura di una nuova Facoltà di scienze giuridiche e politiche a Rovereto. La proposta incontrò vivaci opposizioni non solo da parte delle forze politiche nazional-liberali e socialiste, arroccate su posizioni molto nette racchiuse nel motto «Trieste o nulla», ma anche da molte municipalità trentine, che ritenevano l’offerta provocatoria e lesiva degli interessi degli studenti italiani, orientati a rivendicare l’apertura dell’Università a Trieste. Lo stesso consiglio municipale di Rovereto respinse, ancor prima dell’arrivo del progetto in Parlamento, l’offerta che la città divenisse sede universitaria.

La proposta cadde e il disegno di legge per Rovereto fu ritirato. Il governo avanzò quindi una proposta per l’insediamento di un’università italiana a Vienna, ma anche questo progetto fu boicottato dagli studenti italiani. Nei disegni governativi la Facoltà giuridica viennese sarebbe stata una soluzione temporanea in vista dell’individuazione della sede definitiva dell’università in terra italiana, che sarebbe dovuta avvenire entro il 1914-1915. Ma anche questi progetti non trovarono attuazione: la Universitätsfrage restò una questione insoluta, chiusa definitivamente dallo scoppio della Grande guerra. M.C.

Bibliografia

V. Calì (ed), Per l’Università italiana in Austria. Carteggio trentino 1898-1920, Trento 1990; G. Pallaver - M. Gehler (edd), Università e nazionalismi. Innsbruck 1904 e l’assalto alla Facoltà di giurisprudenza italiana, Trento 2010.

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