23. Energia e industria

Una delle cause del ritardo del processo di industrializzazione in area alpina è stata la mancanza di una risorsa chiave della prima rivoluzione industriale, cioè il carbone. Ma quando, con gli anni Ottanta dell’Ottocento, cominciò a emergere la possibilità di un impiego economico dell’energia elettrica, sembrarono aprirsi nuove prospettive. Il Trentino disponeva effettivamente di un ingente patrimonio di forze idrauliche, che nel periodo austriaco era però stato sfruttato in misura piuttosto ridotta. In quella fase il settore si era caratterizzato per la prevalenza di centrali di piccole dimensioni e per il protagonismo dei comuni e dei consorzi locali: l’era dell’elettricità in Trentino ebbe inizio il 1° giugno 1890, con l’entrata in funzione della centrale del comune di Trento di Ponte Cornicchio, sul Fersina, uno dei primi impianti idroelettrici comunali di tutta la monarchia asburgica.

Nel 1913, e dunque a poco più di vent’anni dall’avvento dell’elettricità in Trentino, erano attivi sul territorio 48 impianti, per un totale di 22.138 kW di potenza installata. Con il passaggio del Trentino all’Italia le cose erano destinate a cambiare, e furono soprattutto i grandi gruppi elettrocommerciali e industriali italiani (Edison, SADE [Società adriatica di elettricità], Montecatini), sostenuti da un’indiscutibile supremazia tecnica e finanziaria ma anche da significativi appoggi politici, a giocare un ruolo di primo piano.

Tra il 1913 e il 1942 la potenza installata nelle centrali trentine aumentò di quasi quindici volte, toccando i 322.180 kW, poco meno del 70% dei quali risultava in mano alle elettrocommerciali nazionali. La più ambiziosa iniziativa pubblica dell’epoca, ossia il consorzio tra i comuni di Rovereto e Riva per la realizzazione del nuovo impianto del Ponale, sfociò in un grave deficit finanziario, che nel 1932 portò alla cessione della società a due rappresentanti di punta dell’industria elettrica privata, come la Edison e la SADE.

Per quanto guidata soprattutto da capitali e imprenditori esterni, la crescita del settore idroelettrico trentino rappresentò comunque un importante fattore di modernizzazione del territorio, destinato ad avere sviluppi significativi nel lungo periodo. Sotto il profilo occupazionale, la ricaduta fu sensibile soprattutto nelle fasi di realizzazione degli impianti, visto che una parte importante dell’energia prodotta veniva trasportata fuori provincia. La disponibilità di energia elettrica a basso costo fu alla base di diverse esperienze industriali in Trentino.

Il comune di Rovereto, ad esempio, aveva puntato a una rinascita dell’industria cittadina in connessione con l’energia prodotta dall’impianto del Ponale. Il primo dopoguerra aveva visto la chiusura o la ristrutturazione di numerose imprese attive sul territorio comunale, con la perdita di circa 700 posti di lavoro. La municipalità si fece promotrice di un piano per attirare nuovi imprenditori che faceva leva anche sulla concessione di energia a tariffe di favore. Fu questo ad esempio uno dei fattori che portarono, nel 1926, all’apertura del Cotonificio Roveretano, poi Pirelli, che produceva filati di cotone ritorti per la realizzazione di pneumatici, con un’occupazione iniziale, in gran parte femminile, di circa 500 addetti. Un analogo intreccio tra iniziativa comunale, spinte governative e agevolazioni tariffarie portò alla realizzazione di una fabbrica assai simile anche a Trento. Il cotonificio Michelin segnò l’arrivo della grande industria in città e fu a lungo, nel bene e nel male, una sorta di simbolo dell’industrializzazione del territorio.

La disponibilità di energia elettrica ebbe un suo ruolo anche nella nascita dello stabilimento per la produzione dell’alluminio a Mori, di proprietà della Montecatini. In questo caso la società realizzò sia la fabbrica sia un proprio impianto di generazione idroelettrica ad acqua fluente sull’Adige, cominciando la propria attività con la fine degli anni Venti, e arrivando a occupare 900 addetti nel 1939. Nel secondo dopoguerra fu portato avanti lo sfruttamento idroelettrico dei principali bacini idrici trentini (Noce, Sarca ecc.), con una crescita fortissima della produzione energetica. Restava però aperta una questione importante, ossia la partecipazione della comunità locale allo sfruttamento di una primaria risorsa del territorio come l’acqua. Nonostante le richieste in tal senso, il primo Statuto di autonomia non assegnò la competenza sulle acque pubbliche alla Regione, e dunque il panorama idroelettrico locale restò dominato dai grandi gruppi nazionali. Nel 1958 veniva inaugurata la centrale di San Floriano di Egna, che sfruttava l’acqua del bacino artificiale di Stramentizzo ed era stata realizzata in accordo tra diversi soggetti pubblici locali, ossia il comune di Trento (tramite la Società Industriale Trentina), la Regione e la Magnifica Comunità di Fiemme. Ma la nazionalizzazione del settore avvenuta nel 1962 portò anche questo impianto, come molti altri, sotto il controllo dell’Ente nazionale per l’energia elettrica (Enel), che alla fine di quel decennio era titolare di circa il 73% dell’energia prodotta in Trentino. Solo con il secondo Statuto di autonomia e poi con la liberalizzazione del 160 settore elettrico italiano nel 1992 si crearono le premesse per un nuovo protagonismo degli enti pubblici territoriali nel settore, che ha trovato realizzazione nella creazione di Dolomiti Energia SpA, grazie a cui larga parte della produzione idroelettrica trentina è oggi sotto il controllo locale. A.B.

Bibliografia

A. Bonoldi, Tecnologie, capitali e controllo delle risorse: l’industria elettrica regionale, in A. Leonardi (ed), La regione Trentino - Alto Adige/Südtirol nel XX secolo, II: Economia: le traiettorie dello sviluppo, Trento 2009, pp. 213-228; A. Leonardi, Le municipalizzate elettriche del Trentino e dell’Alto Adige, in P. Bolchini (ed) Storia delle Aziende Elettriche Muncipali, Roma - Bari 1999, pp. 515-568; A. Bonoldi - A. Leonardi (edd), Energia e sviluppo in area alpina: secoli XIX-XX, Milano 2004; C. Battisti, Il Trentino. Cenni geografici, storici, economici, Novara 1917.

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