25. L'informazione tra le due guerre

Con la fine della Grande guerra tornò ad animarsi in Trentino il panorama dell’informazione, caratterizzato da un pluralismo di voci non troppo lontano da quello, eccezionale per varietà, di inizio secolo. Nel novembre 1918 riprese la pubblicazione de «Il nuovo Trentino», il quotidiano cattolico che, mutato leggermente il nome della testata, continuava ad essere diretto da Alcide De Gasperi. Strumento di espressione del Partito popolare trentino, ne appoggiò le vivaci campagne politiche, da quella condotta in difesa delle autonomie locali a quella finalizzata all’organizzazione della ricostruzione.

Sempre nel novembre 1918 veniva trasferita a Trento «La Libertà», fondata l’anno precedente a Milano su iniziativa di alcuni trentini. Sotto la guida di Roberto Suster (futuro direttore dell’agenzia della stampa nazionale), «La Libertà» appoggiò il nascente movimento fascista trentino, prima di diventare nel 1920 con Ottone Brentari l’organo di informazione del partito liberale. Passato sotto la direzione di Oreste Ferrari nel 1923, il quotidiano si distinse per una linea politica di opposizione al fascismo.

La testata «Il Popolo» ricomparse come settimanale sotto la guida di Edoardo Costanzi nel novembre 1920, ma il rapporto con l’originaria testata battistiana fu solo nominale. Assestato fin dal principio su posizioni ambigue non lontane dal mussolinismo, accentuò la coloritura filofascista in seguito al suo acquisto, nel 1922, da parte del sindacalista Luigi Razza. Chiuso a causa delle contrapposizioni che segnavano la vita interna del partito fascista a livello locale, fu sostituito da «Il giornale di Trento» e, nel dicembre 1923, dal quotidiano «Il Brennero », che proseguì le pubblicazioni per tutto il ventennio fascista.

La stampa periodica socialista riprese nel 1919 con la diffusione de «L’Internazionale» (fino al 1921), «La Voce del popolo» (fino al 1924) e «Il Lavoro». Quella di area cattolica poté contare su «La Fiamma», organo della delusione, della protesta antistatale e della denuncia del ‘camorrismo’ arrivato in Trentino con l’Italia redentrice, sul periodico sociale del Comitato diocesano «Il Popolo trentino» e su «La cooperazione trentina», mentre la testata roveretana «Il Messaggero» si fece portatore delle istanze liberali.

L’avanzata del progetto politico fascista incise pesantemente sulla libertà della stampa locale, sottoposta a pressioni di ogni genere, intimidazioni, sequestri e veri e propri assalti in pieno stile squadrista. Tra il 1924 e il 1926 la stampa libera venne costretta al silenzio: nel dicembre 1925 chiuse «La Libertà», nel gennaio 1926 De Gasperi lasciò a don Giulio Delugan la direzione de «Il nuovo Trentino», che sarà costretto a sospendere le pubblicazioni nel novembre dello stesso anno, quando a distanza di pochi giorni dall’occupazione squadrista della redazione del giornale un decreto governativo sanciva la soppressione di tutti i giornali di partito.

Anche se l’organo di stampa più letto era probabilmente l’edizione trentina del «Gazzettino » di Venezia, l’unico quotidiano locale stampato negli anni del regime fu «Il Brennero», alla cui direzione si succedettero, dopo Luigi Razza, Alfredo Degasperi, Giuseppe Stefenelli, Italo Lunelli, Dante Maria Tuninetti, Enzo Boriani, Carlo Colò e Guido Gamberini. Con una tiratura che raggiungerà sul finire degli anni Trenta le 8.000 copie, il quotidiano edito dalla Federazione fascista trentina si pose come interprete ufficiale degli sviluppi politici locali e nazionali.

Il monopolio dell’informazione era saldamente in mano alle autorità fasciste, ma si ebbero anche operazioni editoriali capaci di aggirare, almeno in parte, l’ingombrante coltre della propaganda di regime. È il caso, già richiamato, di «Vita Trentina», il settimanale promosso nel 1926 dal vescovo Endrici con l’obiettivo di fornire ai cattolici trentini un modello educativo e informativo alternativo ai proclami ufficiali della politica fascista. Il numero significativo delle copie vendute (10.500 nel 1934, 24.500 nel 1943) testimonia la rilevanza dell’iniziativa editoriale promossa dalla diocesi trentina.

Con il crollo del regime fascista e l’istituzione dell’Alpenvorland tramontò l’esperienza de «Il Brennero», che fu sostituito da «Il Trentino», una sorta di bollettino ufficiale diretto da Mario Paoli.

Oltre alla carta stampata, la propaganda del regime si era avvalsa massicciamente dello strumento radiofonico. Accanto ai radiogiornali che davano voce ai proclami ufficiali del regime, si moltiplicarono i programmi di acculturazione fascista, che penetrarono nelle scuole integrando i modelli educativi tradizionali. L’occasione per l’introduzione delle trasmissioni radiofoniche nelle scuole italiane fu data proprio dalla richiesta presentata da una classe della scuola di Corné, nel comune di Brentonico, di poter ascoltare alla radio inni patriottici. Andata a buon fine nel febbraio 1933 una trasmissione di prova, la divulgazione scolastica a mezzo radiofonico divenne uno strumento privilegiato della pedagogia fascista. Dalla storia alla cultura fascista, dall’aritmetica alle lezioni di radiotelegrafia, i temi trattati dalla radiofonia scolastica crebbero rapidamente.

La rivoluzione radiofonica interessò molti altri aspetti della vita civile, comprendendo anche la sfera della spiritualità e della fede. Il grado di pervasività del nuovo strumento di comunicazione è a tal proposito ben testimoniato dalla lettera di apprezzamento inviata da una famiglia trentina a padre Vittorino Facchinetti, autore di una seguitissima trasmissione a sfondo religioso:

«La nitidezza e la forza della ricezione, l’ora comoda e quasi di raccoglimento per la nostra famiglia, l’illusione che il Ministro invisibile del Signore parli quasi a noi soli (tanto che ci pare di averlo qui in casa come i gran signori) … Siamo qui in 14 (tanti ne conta la nostra famiglia fra i 6 e gli 80 anni) intorno al diffusore, tutti attenti, tutti felici». M.C.

Bibliografia

G. Faustini, I «media» nel quadro della battaglia per l’identità trentina, in A. Leonardi - P. Pombeni (edd), L’età contemporanea. Il Novecento (Storia del Trentino, VI), Bologna 2005, pp. 431-452, e, dello stesso autore, Giornali e movimenti politici nel Trentino dal 1918 al 1926, in «Studi trentini di scienze storiche», sez. I, 71, 1992, 1-2.

La citazione è tratta da G. Isola, Abbassa la tua radio, per favore … Storia dell’ascolto radiofonico nell’Italia fascista, Firenze 1990, p. 154.

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