26. Artisti trentini

Gli anni tra le due guerre portarono a maturazione nel mondo artistico trentino mutamenti di ampia portata. La sprovincializzazione della cultura figurativa locale aveva già conosciuto esperienze di rilievo sul principio del secolo, come dimostrano i percorsi espressivi di artisti come Bartolomeo Bezzi, il paesaggista di origini solandre interprete di una pittura crepuscolare ampiamente apprezzata a livello internazionale (ottenne la medaglia d’argento all’Esposizione universale di Parigi e partecipò ininterrottamente alla Biennale di Venezia dal 1895 al 1915), o come Umberto Moggioli, vedutista contemplativo attivo tra Venezia e Roma.

Fu però nell’immediato primo dopoguerra che si perfezionarono le parabole espressive dei principali artisti trentini della prima metà del secolo scorso, formatisi in molti casi presso la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto prima di fare il proprio ingresso nella vita culturale italiana e internazionale. È il caso dell’arcense Luigi Bonazza: conclusi gli studi nell’istituto tecnico della città del Leno, si trasferì a Vienna, dove entrò in contatto con il movimento della Secessione (quella di Klimt e Schiele) maturando un personalissimo registro espressivo che, applicato all’incisione e alla pittura, lo accompagnò lungo tutto il corso della propria carriera, coronata dalle ripetute partecipazioni alla Biennale di Venezia (1912, 1920, 1922).

Un percorso diverso è quello seguito dal perginese Tullio Garbari. Studente anch’egli alla Scuola Reale roveretana, si formò artisticamente all’Accademia di Belle Arti di Venezia e, negli anni della guerra, entrò in contatto con gli ambienti culturali milanesi. Rientrato in Trentino, si dedicò agli studi filosofico-letterari, per tornare verso la metà degli anni Venti alla pittura, che svilupperà in sostanziale autonomia rispetto ai movimenti artistici del tempo dedicando grande attenzione alle rappresentazioni di carattere sacro e popolare. Assai apprezzato da Gino Severini, Carlo Carrà e Giuseppe Prezzolini, fu chiamato a esporre alla Biennale di Venezia del 1928. Soggiornò in seguito a Parigi, dove morì nel 1931.

Tra richiami al neoclassicismo e prossimità alla pittura metafisica si sviluppò invece la poetica di Gino Pancheri. Attivo nella Milano dei primi anni Venti, rientrò in seguito a Trento, dove si dedicò anche alla pittura murale, come ben testimonia il ciclo di affreschi composti nel 1935 per la scuola elementare Raffaello Sanzio.

A segnare questa stagione artistica fu in ogni caso il futurismo, che aveva trovato a Rovereto fin dal 1913 un piccolo gruppo di proseliti composto da Fortunato Depero, Luciano Baldessari e Remo Costa. Il rappresentante di maggior rilievo fu senz’altro Depero, trasferitosi in giovane età da Fondo, in val di Non, a Rovereto, dove frequentò la Scuola Reale Elisabettina. Entrato in contatto col gruppo futurista, allo scoppio della guerra si trasferì a Roma, dove lavorò con Giacomo Balla alla redazione del manifesto per la Ricostruzione futurista dell’universo. Fin dai primi anni di attività, il registro espressivo di Depero si mosse tra forme artistiche differenti, comprendenti pittura, scultura, arti applicate, arazzi, pubblicità, scenografia e sperimentazione linguistica. Particolarmente significativi furono i lavori per il teatro (costumi, scenografie, manichini e marionette per balli meccanici) concepiti negli anni del conflitto. Tornato nel dopoguerra a Rovereto, fondò la Casa d’arte futurista e iniziò a lavorare per la pubblicità, ideando proposte pubblicitarie di grande efficacia (celebri quelle per la Campari), che divennero a pieno titolo parte integrante della sua produzione artistica. Trasferitosi a New York nei tardi anni Venti, continuò a lavorare con successo per il teatro e la grafica pubblicitaria. Nel 1930 rientrò in Italia, dove partecipò a importanti esposizioni d’arte prima di ritirarsi in Trentino e di allentare, almeno parzialmente, i rapporti con il resto del movimento futurista. Tra le fatiche degli ultimi anni vanno ricordate la decorazione della Sala del Consiglio nel palazzo della Provincia autonoma di Trento (1956) e la fondazione a Rovereto della Galleria Museo Depero.

Sensibile alla poetica futurista fu anche Roberto Iras Baldessari: cresciuto a Rovereto e formatosi all’Accademia di Venezia, entrò in contatto con il futurismo toscano, raccogliendo le suggestioni pittoriche che ne segneranno nel corso degli anni il personale registro espressivo. Nel dopoguerra approfondì la conoscenza di alcune delle principali correnti artistiche europee, esponendo in prestigiose sedi internazionali.

Nella cerchia futurista gravitò per un breve periodo anche Carlo Belli, intellettuale di ampio respiro che alla critica d’arte affiancò l’esercizio letterario e la pratica giornalistica (scrisse su «La Libertà» e su «Il Brennero», prima di passare a testate nazionali). Si allontanò verso la metà degli anni Venti dal modello futurista in favore dell’astrattismo, a cui dedicò il fortunato volume intitolato Kn, sinceramente apprezzato da Kandinskij.

Un altro trentino capace di segnare la vita artistica italiana del Novecento fu lo scultore Fausto Melotti il quale, pur completando la propria formazione e svolgendo il proprio percorso artistico tra Firenze e Milano, mantenne stretti contatti con l’ambiente artistico trentino. Anche in ambito architettonico non mancarono figure di primissimo piano. È il caso del roveretano Gino Pollini, che trasferitosi a Milano per gli studi universitari, lasciò poi una traccia profonda nella storia dell’architettura italiana del Novecento. Un destino simile lo ebbe Adalberto Libera, l’architetto nato a Villa Lagarina che, abbandonato il Trentino in giovane età, divenne tra i tardi anni Venti e i primi anni Quaranta uno dei massimi interpreti dello stile architettonico razionalista.

Come mostrano questi stringatissimi profili biografici, al carattere per molti versi periferico del territorio trentino corrispose tra le due guerre un tessuto artistico-culturale di notevole vivacità. M.C.

Bibliografia

D. Eccher, Artisti trentini del Novecento. Una rassegna, in A. Leonardi - P. Pombeni (edd), L’età contemporanea. Il Novecento (Storia del Trentino, VI), Bologna 2005, pp. 759-794; M. Scudiero, Allievi artisti alla Scuola Reale Elisabettina di Rovereto, Trento 2006.

* Autorizz. Accademia Roveretana degli Agiati, Rovereto, foto Studio Lambda.

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