27. Tullio Odorizzi

Figura di riferimento della vita politica locale del secondo dopoguerra, Tullio Odorizzi nacque a Cles nel febbraio 1903. Laureatosi in Giurisprudenza nel 1924, maturò professionalmente nello studio dell’avvocato Adolfo de Bertolini, per poi esercitare autonomamente la professione forense. Attivo fin da giovane nel movimento cooperativo, prese parte alle attività della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci). Arruolato nella guerra d’Africa, prestò servizio in Somalia fino al 1937. Fu richiamato nell’esercito nel 1940 e con il grado di capitano partecipò alla guerra d’Albania. Dopo l’8 settembre 1943 conobbe l’esperienza dell’internamento: rinchiuso in un campo di prigionia albanese, fu in seguito deportato in Polonia e Germania, dove rimase fino al 1945 (il ricordo della prigionia sarà al centro del bel volume di memorie Il seme dell’oro, pubblicato da Odorizzi a metà degli anni Ottanta).

Tornato a Trento, entrò nelle fila della Democrazia cristiana. Eletto alle elezioni amministrative del settembre 1946, fu nominato dal Cln locale primo cittadino di Trento in seguito all’elezione dell’allora sindaco Gigino Battisti all’Assemblea costituente. Sostenuto direttamente da Alcide De Gasperi, Odorizzi fu designato capolista della Dc nelle elezioni regionali del novembre 1948, in occasione delle quali ottenne più di 42.000 preferenze. Dopo una lunga trattativa tra Democrazia cristiana e Südtiroler Volkspartei, fu eletto primo presidente della Regione nel gennaio 1949.

Interprete della politica degasperiana in Trentino-Alto Adige, Odorizzi si spese per dare vita a un sistema amministrativo efficiente ed equilibrato, convinto che la buona amministrazione fosse la strategia più funzionale allo sviluppo economico, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale e, conseguentemente, al controllo delle rivendicazioni di autodeterminazione dei sudtirolesi. Con l’obiettivo di creare un sistema autonomistico in grado di non far rimpiangere il sistema accentrato statale, mediò con la Svp per garantire salde strutture amministrative. Facendo leva sulla gestione amministrativa più che su forti iniziative legislative, si fece portatore di una visione dell’autonomia molto diversa rispetto a quella rivendicata dal partito di raccolta sudtirolese, il quale negli anni non mancò di esercitare le proprie pressioni su Odorizzi per riorientare la politica autonomistica regionale.

La presidenza Odorizzi, volta alla definizione delle basi della pacifica convivenza tra trentini e altoatesini, fu caratterizzata da vivaci contrapposizioni sorte con la Svp in relazione all’applicazione dello Statuto, che per il politico di origini nonese conservava una portata essenzialmente tecnico-amministrativa e non andava interpretato, come puntava a fare il partito di raccolta sudtirolese, come uno strumento per l’ottenimento di ampie deleghe provinciali. L’autonomia regionale, compressa fra spinte centraliste e una rafforzata tensione autonomistica, visse in quegli anni una stagione difficile.

Odorizzi conservò la guida della Regione anche in occasione delle tornate elettorali del 1952 e del 1956, dovendo affrontare i rapporti sempre più complessi che vennero a crearsi tra i gruppi linguistici, segnati nella seconda metà degli anni Cinquanta dal «Los von Trient» di Castel Firmiano e dall’avvio del terrorismo separatista sudtirolese. I richiami di Odorizzi alla reciproca comprensione e alla pacifica convivenza furono duramente contrastati da Silvius Magnago, il quale respingeva la logica conservativa del presidente della Regione in nome dei principî di autotutela del gruppo linguistico tedesco e di una rifondazione dell’autonomia regionale entro una rinnovata ottica provinciale.

Nei tardi anni Cinquanta la «linea Odorizzi », rivelatasi inadeguata rispetto alle rivendicazioni sudtirolesi e al progressivo cedimento dell’istituto regionale, mostrò evidenti segni di indebolimento. In seno alla Dc trentina si andava frattanto delineando il «piano Kessler», caratterizzato da significative aperture verso le rivendicazioni della Svp. Le elezioni regionali del novembre 1960, che videro un avanzamento delle forze di sinistra, portarono a un nuovo orientamento della politica regionale della Dc, la quale aprì al Partito Popolare Trentino Tirolese e designò Luigi Dalvit alla presidenza della Giunta regionale, decretando la fine della lunga esperienza di Odorizzi alla guida della Regione.

Nominato dal Consiglio dei ministri presidente del Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche e dell’Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità, Odorizzi fu consigliere regionale per altre due legislature, ricoprendo inoltre la carica di presidente della locale Federazione dei Consorzi Cooperativi. Morì a Trento nel luglio 1991. M.C.

Bibliografia

R. Tommasi (ed), Odorizzi e la sua regione, Trento 2003; G. Grigolli, Tullio Odorizzi: la prima Regione, Rovereto 2004.

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