28. Bruno Kessler: la visione e il potere

Bruno Kessler fu un protagonista di primissimo piano della storia politica del Trentino nel dopoguerra. Nacque a Cogolo il 17 febbraio 1924 e visse un’infanzia e una giovinezza non facili, segnate dalla precoce morte del padre e dalle difficoltà economiche della famiglia. Dopo le elementari, studiò in convento e nella fase finale del conflitto venne arruolato nella contraerea della Wehrmacht. Finita la guerra conseguì la maturità e si iscrisse alla Facoltà di legge all’Università di Padova. Nel 1945 entrò a far parte della Democrazia cristiana, venendo eletto presidente della sezione di Terzolas. Con le elezioni del 1956 entrò in Consiglio provinciale come esponente dell’ala sinistra del partito e con un forte sostegno di voti dalla sua terra d’origine, la val di Sole, assumendo la carica di assessore alle Finanze e vice-presidente della Giunta provinciale. Erano anni difficili per la Regione, con la componente di lingua tedesca raccolta nella Südtiroler Volkspartei che manifestava una crescente insofferenza verso le lacune istituzionali della prima autonomia. Nelle elezioni del 1960 Kessler ottenne un buon risultato in termini di preferenze e diventò presidente della Giunta provinciale, carica che avrebbe mantenuto fino al 1974. La rottura politica a livello regionale tra Dc e Svp si tradusse, di fatto, in un tacito accordo di potenziamento delle funzioni delle due Province, i cui effetti furono evidenti fin da subito sia a Trento che a Bolzano.

In questo contesto, Kessler cominciò a elaborare un suo progetto organico per la modernizzazione di un Trentino in evidente ritardo. Con il contributo anche di autorevoli esperti esterni, fu delineata una serie di interventi incentrati su tre nuclei principali: autonomia, programmazione e cultura. In primo luogo, si trattava di potenziare il ruolo della Provincia come protagonista istituzionale dell’azione politica locale. Poi occorreva mettere in atto un programma che consentisse di promuovere una più equilibrata distribuzione sul territorio dei servizi, delle attività produttive e del reddito, ponendo così un freno all’emigrazione e allo spopolamento delle aree periferiche. Nella concezione kessleriana, condizione necessaria per l’efficacia – sul lungo periodo – di tali interventi, era la realizzazione di un’adeguata politica culturale, che desse vita a istituzioni di alta formazione e di ricerca capaci di valorizzare il capitale umano, aprire il Trentino ai contatti internazionali e promuovere i processi di innovazione.

Fin dal 1957 Kessler fu presidente dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (oggi Fondazione Edmund Mach), un centro che negli anni avrebbe giocato un ruolo di primo piano nella profonda trasformazione dell’agricoltura trentina. Nel 1962 nasceva poi l’Istituto Trentino di Cultura (Itc, oggi Fondazione Bruno Kessler), il cui compito iniziale fu quello di fungere da incubatrice per la nascita dell’Università, cui Kessler assegnava una funzione strategica per lo sviluppo del territorio (s 32). In seno all’Itc nacquero l’Istituto storico italo-germanico, punto di incontro e confronto tra le tradizioni storiografiche del mondo italiano e di quello tedesco, l’Istituto di scienze religiose e l’Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica, centro di ricerca e innovazione. Realizzazioni che, pur avendo subito qualche cambiamento nel corso degli anni, rappresentano ancor oggi l’asse portante della formazione d’alto livello e della ricerca in Trentino.

La realizzazione più importante del periodo kessleriano per quanto riguarda le politiche tenne la carica di presidente dell’Istituto Trentino di Cultura fino alla sua morte, essendo sempre presente nel dibattito politico provinciale. Gli aspetti spigolosi di un carattere accentratore, l’accumulo di numerose cariche e funzioni, da quelle politiche a quelle culturali e finanziarie, una certa difficoltà nel gestire i rapporti tra le diverse componenti interne alla Dc furono altrettanti elementi di debolezza dell’esperienza kessleriana. Che però fu effettivamente quella di un «uomo di visione», come ebbe a definirlo Beniamino Andreatta, capace di proporre al Trentino nuovi strumenti per una politica di sviluppo economico e culturale, con importanti effetti di lungo periodo. Bruno Kessler morì a Trento il 19 marzo 1991. di sviluppo territoriale, fu il Piano Urbanistico Provinciale, varato, dopo un lungo processo di elaborazione, nel 1967 (s 30).

I risultati dell’azione di Kessler furono senz’altro rilevanti, tanto più che vennero conseguiti in gran parte in un periodo in cui la dotazione finanziaria e le competenze della Provincia erano assai più incerte di quanto non sarebbe stato in seguito. Nel marzo 1974, nonostante un ottimo risultato elettorale, Kessler dovette però cedere la presidenza della Provincia a Giorgio Grigolli in seguito al gioco delle correnti interne alla Dc. Dal 1974 al 1976 fu presidente della Regione, dal 1976 al 1983 deputato, dal 1983 senatore, e nel periodo 1979-1980 sottosegretario agli Interni. In Trentino fu, fino al 1984, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università, presidente dell’Istituto Atesino di Sviluppo, e mantenne la carica di presidente dell’Istituto Trentino di Cultura fino alla sua morte, essendo sempre presente nel dibattito politico provinciale.

Gli aspetti spigolosi di un carattere accentratore, l’accumulo di numerose cariche e funzioni, da quelle politiche a quelle culturali e finanziarie, una certa difficoltà nel gestire i rapporti tra le diverse componenti interne alla Dc furono altrettanti elementi di debolezza dell’esperienza kessleriana. Che però fu effettivamente quella di un «uomo di visione», come ebbe a definirlo Beniamino Andreatta, capace di proporre al Trentino nuovi strumenti per una politica di sviluppo economico e culturale, con importanti effetti di lungo periodo.

Bruno Kessler morì a Trento il 19 marzo 1991. A.B.

Bibliografia

G. Andreatta, Bruno Kessler: no al Trentino piccolo e solo, Milano 1993; B. Kessler, Prospettive di superamento degli squilibri territoriali: l’esperienza in Trentino - Alto Adige, in G. Bonvicini - R. Petrella (edd), L’Europa ineguale: fattori e dimensioni degli squilibri regionali, Trento 1980, pp. 203-218; G. Faustini (ed), Bruno Kessler. Discorsi in Provincia, in Regione e alle Camere, Trento 2002; «ITC Dossier», 6, 1991, 1.

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