29. La Provincia protagonista: il secondo Statuto di autonomia

Se il processo che portò all’elaborazione e all’approvazione del primo Statuto di autonomia, quello del 1948, richiese circa quattro anni – dal 1945 al 1948 – per il secondo, entrato in vigore nel 1972 e incentrato sul ruolo delle Province, ce ne vollero oltre dieci. Ma solo con questo ulteriore, complesso passaggio normativo si realizzava compiutamente una cornice istituzionale in cui trovavano attuazione i principî che avevano ispirato l’Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, in particolare per quanto riguarda l’autogoverno dei sudtirolesi. Tanto l’impianto giuridico, quanto la realizzazione politica della prima autonomia non erano stati infatti in grado di garantire quell’«esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo» per la popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige, che pure era stato previsto esplicitamente all’art. 2 dell’Accordo italo-austriaco di Parigi, allegato al Trattato di pace che poneva fine alla Seconda guerra mondiale. Uno stato di cose che si tradusse inevitabilmente in una crescente insoddisfazione dei sudtirolesi, con pesanti riflessi sull’operatività politica della Regione.

Fin dalla fine degli anni Cinquanta apparve chiaro come la soluzione del problema sarebbe dovuta passare attraverso la cessione alle Province di competenze legislative che lo Statuto del 1948 aveva in gran parte assegnato alla Regione. L’iter legislativo che portò a sciogliere questo intricato nodo istituzionale fu piuttosto lungo, mentre sul piano della pratica politica già dai primi anni Sessanta tanto a Trento quanto a Bolzano si cominciò ad operare assegnando una crescente rilevanza al ruolo operativo delle due Province, anche al di là di quelli che erano gli ambiti propri stabiliti dalla normativa vigente.

Il percorso della nuova autonomia provinciale vide come tappe principali il «Los von Rom» del 1957, il dibattito all’ONU voluto dall’Austria nel 1960 e 1961, il lungo lavoro preparatorio della Commissione dei 19, la sofferta approvazione da parte del congresso dell’Svp, nel novembre del 1969, del cosiddetto «Pacchetto», un insieme di misure che, tradotte in norme, dovevano garantire una maggior tutela della popolazione sudtirolese. Seguirono quindi i pronunciamenti dei parlamenti italiano e austriaco, per arrivare infine al decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio 1972, che sanciva l’entrata in vigore del nuovo Statuto, i cui contenuti erano stabiliti dalla legge costituzionale n. 1 dell’11 novembre 1971.

Il provvedimento risultava caratterizzato da un evidente ribaltamento dello schema istituzionale del 1948: se in quest’ultimo la tripartizione tra la Regione e le due Province vedeva il ruolo preponderante della prima, con il nuovo testo normativo erano le Province a diventare le protagoniste principali dell’autonomia. In particolare, ad ognuna di esse veniva trasferita la competenza legislativa – ossia la possibilità di regolare per legge – in merito a numerose materie, dalla viabilità alle miniere, dall’agricoltura alla caccia, dalle comunicazioni al turismo, precedentemente spettanti alla Regione. Analogamente ad altre regioni autonome come Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia, veniva ribadita l’assegnazione di competenze altrove spettanti allo Stato, ma nel caso del Trentino-Alto Adige il fatto che fossero le Province ad essere titolari delle principali attribuzioni legislative ed esecutive rimarcava la specificità della situazione locale, caratterizzata da una peculiare vicenda storica e dalla presenza di diversi gruppi linguistici.

La nascita del secondo Statuto di autonomia ha dunque rappresentato un passaggio storico cruciale. Da un lato, ha contribuito a dare soluzione concreta alle aspirazioni di autogoverno della popolazione di lingua tedesca dell’Alto Adige, disinnescando così molte delle tensioni che nei decenni postbellici avevano avuto pesanti riflessi sulla realtà regionale. D’altro lato, con il nuovo assetto trovava finalmente realizzazione effettiva anche il lungo percorso storico dell’autonomia trentina, che con l’assegnazione di importanti funzioni legislative ed esecutive alla Provincia riduceva la distanza tra la sfera politico-istituzionale e la società locale. Anche attraverso ulteriori passaggi – le norme di attuazione, il rilascio della quietanza liberatoria da parte dell’Austria nel 1992, la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001 – veniva così formalmente sancita quella centralità delle istituzioni provinciali che, in parte già delineatasi sul piano materiale con la politica kessleriana, avrebbe caratterizzato profondamente le vicende del Trentino a noi più vicine.

Se ciò ha indubbiamente significato una possibile, maggiore sintonia tra i principali processi politici e la sensibilità della popolazione rispetto alla situazione precedente, con l’autonomia provinciale che diventa anche un elemento di riferimento di natura identitaria per la società locale, d’altro canto la forte concentrazione di poteri derivante dal nuovo assetto non ha mancato di generare problemi e squilibri. L’esigenza di mediare tra una Provincia sempre più forte sotto il profilo delle attribuzioni politiche e finanziarie e le rappresentanze territoriali più dirette, ossia i Comuni, ha dato luogo nel tempo a una serie di tentativi di creare forme intermedie di gestione della cosa pubblica – dai Comprensori ai Patti territoriali alle Comunità di valle – che con modalità diverse e alterne fortune hanno operato per cercare di dare realizzazione concreta alle politiche di sviluppo territoriale.

Un altro ordine di problemi pare costituito dal fatto che le politiche relative ad alcuni ambiti – come ad esempio le infrastrutture o la formazione e la ricerca – sono realmente efficienti solo qualora vengano a incidere su contesti territoriali che vadano oltre la dimensione provinciale. Anche in questo senso l’autonomia trentina pare ancor oggi alla ricerca di equilibri e raccordi che le permettano di continuare a poter rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione che vive sul territorio provinciale, giustificando anche in questo modo la specificità istituzionale di cui gode. A.B.

Bibliografia

M. Marcantoni - G. Postal - R. Toniatti (edd), Trent’anni di autonomia, Bologna 2005; ed ora anche M. Marcantoni - G. Postal - R. Toniatti (edd), Quarant’anni di autonomia. Il Trentino del Secondo Statuto (1971-2011), Milano 2011; M. Lando - E. Zampiccoli, Interviste sull’autonomia, Trento 1978.

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