35. I mutamenti del paesaggio

Il paesaggio trentino tradizionale si è formato per composizione tra una realtà naturale fortemente caratterizzata dalla presenza della montagna e di un articolato sistema di vallate e l’intervento dell’uomo, che nel corso dei secoli ha segnato il territorio con gli insediamenti, le vie di comunicazione e le attività produttive. Le valli erano solcate da tracciati che disegnavano una rete con evidenti rapporti gerarchici tra i percorsi di più ampio raggio – come quelli che attraversavano la valle dell’Adige o la Valsugana – e quelli che rispondevano a interessi più locali o limitati. I nodi di questa rete erano costituiti dai centri maggiori, non di rado collocati al punto di incontro tra diverse direttrici di comunicazione, e da una serie di insediamenti minori. Il lavoro dell’uomo aveva trasformato il paesaggio: alle alte quote i pascoli e le malghe erano il frutto di una costante opera di controllo del territorio, e lo stesso valeva per i boschi che, lungi dall’essere ‘naturali’ in senso assoluto, erano in realtà il risultato di una lunga storia di sfruttamento e di regolazione, mentre alle quote inferiori le colture agricole erano state rese possibili da un costante e faticoso lavoro di conquista della poca terra disponibile alla coltivazione. Terrazzamenti, opere di difesa dalle acque e di canalizzazione, siepi, muri a secco ecc. erano la testimonianza del sedimentarsi nel tempo dell’intervento dell’uomo, secondo le regole di un rapporto tra presenza umana e risorse naturali mirato al mantenimento di un pur modesto equilibrio economico.

Con la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, fattori tecnologici, demografici ed economici portarono a un rapido mutamento, tanto quantitativo che qualitativo, nell’utilizzo del territorio. L’evoluzione dei mezzi di trasporto fu in questo ambito un elemento importante, che incise sul paesaggio tradizionale in un primo tempo con le linee ferroviarie e successivamente con il potenziamento della rete stradale a favore della mobilità individuale, cresciuta rapidamente nella seconda metà del Novecento. L’autostrada del Brennero, la cui realizzazione prese il via alla fine del 1963 con la partecipazione degli enti territoriali, segnò in questo senso una tappa cruciale nella trasformazione del sistema di comunicazioni trentino.

Sotto il profilo degli insediamenti, il graduale venir meno delle attività agricole e artigianali tradizionali, la crescita della pressione demografica e la ricerca di servizi e infrastrutture migliori portarono a uno spostamento di popolazione dalle aree periferiche verso i principali centri del fondovalle che ha assunto dimensioni significative soprattutto nel secondo dopoguerra. Se realtà come Terragnolo, Luserna e Canal San Bovo hanno perso nel corso del Novecento più di metà della popolazione residente, Trento è cresciuta del 67%, Riva del Garda e Pergine del 50%, Rovereto del 47%, e Lavis dell’80%.

Anche le trasformazioni in atto nei settori economici hanno inciso profondamente sul cambiamento del paesaggio trentino. La contrazione delle attività agricole e zootecniche nelle aree periferiche ha portato all’abbandono di ampie porzioni del territorio, dove le forze naturali sono tornate a prendere il sopravvento, come è testimoniato ad esempio dall’espansione della superficie forestale a discapito di quella coltivata o tenuta a pascolo. Laddove l’agricoltura è rimasta attiva, essa ha assunto caratteristiche di specializzazione che si riflettono sul paesaggio agrario, in alcune realtà segnato da una forte concentrazione delle colture arboree (frutteti e vigneti). Una traccia ben visibile è poi stata lasciata dall’industria, con la realizzazione di impianti di grandi dimensioni e di notevole impatto (come il cementificio Frizzera e la Michelin a Trento, la Montecatini a Mori, le Acciaierie di Borgo) e la concentrazione di numerose attività in aree produttive alla periferia dei centri maggiori. Una presenza che in diversi casi – dalla Montecatini a Mori, alla Sloi a Trento nord, alla Sicedison a Mezzocorona – ha portato anche a gravi fenomeni di inquinamento.

Notevole è stato anche l’impatto dell’industria idroelettrica, non solo per alcune strutture particolarmente imponenti, come la diga di Santa Giustina in val di Non, o magari apprezzabili sotto il profilo della qualità architettonica, come la centrale del Ponale a Riva, ma anche per l’incidenza che ha avuto sui regimi idrici, con la creazione di bacini artificiali e la riduzione della portata di alcuni corsi d’acqua.

Il turismo infine, che pur nelle caratteristiche paesaggistiche trova un importante elemento di affermazione, ha contribuito profondamente ai mutamenti in atto, attraverso la realizzazione di impianti a fune, strutture alberghiere e seconde case, con queste ultime che in alcune realtà sono arrivate a raddoppiare il patrimonio edilizio esistente. Non sono tuttavia rari i casi in cui emerge come le scelte architettoniche in ambito turistico abbiano avuto poca attenzione per le caratteristiche ambientali e culturali delle realtà in cui gli edifici sono stati inseriti.

Crescita della popolazione, sviluppo edilizio, mutamenti dell’economia e delle infrastrutture hanno dunque avuto ricadute importanti sul paesaggio trentino, soprattutto nella seconda metà del Novecento. In questa fase gli enti locali hanno gradualmente assunto maggiori competenze di coordinamento e controllo sui processi di trasformazione del territorio, competenze che si sono anche tradotte in progetti organici, come i Piani Urbanistici Provinciali succedutisi dal 1967. Alcuni eventi catastrofici, come l’inondazione del novembre 1966 e la tragedia di Stava nel luglio 1985, hanno drammaticamente messo in luce la necessità di regole e interventi più stringenti. Non sempre, tuttavia, si è riusciti a trovare un equilibrio soddisfacente tra le esigenze della crescita economica e quelle di conservazione dei valori ambientali e culturali in senso ampio del paesaggio, per la difesa dei quali, negli anni, è andata crescendo in misura significativa l’attenzione di una parte importante dell’opinione pubblica locale. A.B.

Bibliografia

B. Zanon, Territorio, urbanistica, ambiente: l’organizzazione del paesaggio umano, in A. Leonardi - P. Pombeni (edd), L’età contemporanea. Il Novecento (Storia del Trentino, VI), Bologna 2005, pp. 601-652.

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