36. Un territorio allo specchio. La documentazione fotografica del Trentino

A contribuire in misura significativa alla costruzione dell’immaginario culturale popolare trentino del dopoguerra concorse la fotografia, che nel secondo Novecento abbandonò gli stilemi classici del paesaggismo divenendo un efficace strumento di rappresentazione del tessuto sociale e culturale del territorio.

Il Trentino aveva potuto contare su esperienze di documentazione fotografica di grandissimo livello fin dal tardo Ottocento, periodo in cui fu attivo Giovanni Battista Unterveger, protagonista di numerose campagne fotografiche dedicate al territorio locale e al paesaggio alpino. Legato al tradizionale vedutismo ottocentesco, Unterveger aveva compiuto – anche dietro stimolo della Sat – pionieristici lavori di rilevazione fotografica delle valli trentine, dando vita a un patrimonio iconografico in cui il paesaggio urbano e naturale del Trentino ottocentesco ha trovato forme di rappresentazione di grande compostezza e nitore.

Se nelle lastre al collodio di Unterveger si è cristallizzato l’immaginario fotografico del Trentino asburgico, l’identità culturale del Trentino del secondo dopoguerra è condensata negli scatti dei fratelli Pedrotti. Allievi di Giuseppe Brunner e Sergio Perdomi, Enrico e Silvio Pedrotti divennero insieme ai fratelli Mario e Aldo i rappresentanti di una fotografia moderna, capace di ottenere prestigiosi riconoscimenti internazionali fin dagli anni Trenta. Attivi anche nella foto- grafia commerciale e industriale, i fratelli Pedrotti – già protagonisti della nascita della coralità alpina (s 24) – crearono uno stile di documentazione fotografica assolutamente personale, caratterizzato da una notevole abilità tecnica e da un linguaggio espressivo sensibile ai tratti più avanzati della cultura fotografica europea.

I numerosi scatti dedicati alla montagna, unitamente ai lavori di documentazione del risveglio economico del dopoguerra, fecero dei Pedrotti «i fotografi del Trentino». Vedute, ritratti, composizioni artistiche e paesaggi montani concorsero infatti a dare forma alla memoria visiva del territorio.

Un testimone del cambiamento attraversato nel secondo Novecento dal locale paesaggio urbano, rurale e sociale è stato Flavio Faganello. Formatosi nei tardi anni Cinquanta, il fotografo di origini solandre si è dedicato a un lavoro di documentazione del territorio particolarmente attento all’elemento umano e antropologico, distanziandosi dai canoni stilistici dei suoi predecessori. Se la fotografia dei fratelli Pedrotti si richiama esplicitamente ai toni distesi dell’idealismo fotografico, il racconto fotografico di Faganello sembra più attento al recupero dell’esperienza del neorealismo (cinematografico e fotografico). Lo dimostrano gli intensi lavori dedicati alla val dei Mocheni e ai masi sudtirolesi, realtà che hanno fornito un punto di osservazione privilegiato sulla frattura che si andava consumando tra i rit- mi austeri e posati della civiltà contadina e i repentini mutamenti del tessuto sociale ed economico degli anni Cinquanta e Sessanta.

La produzione fotografica di Faganello non ha mancato di dare il proprio contributo all’industria turistica trentina, creando alcuni degli scatti più noti e popolari dedicati al paesaggio alpino locale. Proprio l’aver agito sul doppio binario dell’illustrazione fotografica con finalità promozionali e di una rigorosa documentazione sociale ha garantito all’indagine fotografica di Faganello un’incisiva capacità di svelamento delle contraddizioni legate alla modernizzazione del Trentino, un processo in cui si intrecciano inevitabilmente (e non senza disarmonie) l’eredità del passato e l’apertura al futuro. M.C.

Bibliografia

Vedute del Trentino del socio G.B. Unterveger, fotografo. Selezione dell’album fotografico presentato dalla SAT al Congresso internazionale alpino di Salisburgo del 1882, Trento 1992; F. de Battagl ia - F. Menapace - A. Carlini, Guarda, ascolta. L’originale avventura tra musica e fotografia dei F.lli Pedrotti, Trento 2001; R. Festi (ed), Flavio Faganello, opere 1955-2005, Venezia 2006.

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